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Come leggere la busta paga

Pur essendo un documento chiave nel rapporto di lavoro, non è semplice sapere come leggere la busta paga. Ecco le voci che la compongono e le cose da controllare


Fondamentale per comprendere come e perché l’azienda per cui lavoriamo ci paga in quel modo, la busta paga può essere un documento tutt’altro che semplice da leggere e comprendere. Al suo interno devono infatti trovare spazio molte informazioni sull’azienda, sul lavoratore, sullo stipendio e sulle trattenute fiscali applicate, che concorrono tutte assieme a definire lo stipendio netto mensile, l’ultima riga del cedolino, cioè la cifra che arriva concretamente nelle tasche del lavoratore.

Tra retribuzione lorda, imposta lorda, trattamento di fine rapporto, tredicesime o quattordicesime, dati anagrafici e così via, le varie voci che compongono la busta paga rischiano di disorientare chi deve interpretarle, complicando in questo modo il compito fondamentale di questo documento: spiegare al lavoratore perché ha ricevuto quel compenso e consentirgli di verificare eventuali incongruenze con quanto effettivamente lavorato o pattuito col datore di lavoro.

Ecco dunque una veloce carrellata per capire tutte le voci e le parti di cui è composta la busta paga.

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Come saper leggere una busta paga?

Per leggere in maniera corretta una busta paga bisogna conoscere le varie parti che la compongono. Si tratta generalmente di:

  1. intestazione: contiene i dati dell’azienda e del lavoratore, utile a identificarli in modo esatto;

  2. corpo della busta paga: contiene l’indicazione del servizio effettuato e i compensi che spettano al lavoratore;

  3. le trattenute fiscali e le eventuali detrazioni fiscali;

  4. i contributi previdenziali versati all’Inps, all’Inail o ad altro ente;

  5. riga finale: contiene tra le altre indicazioni lo stipendio netto, cioè la somma che viene pagata concretamente al lavoratore a valle di tutte le trattenute che possono essere effettuate a partire dallo stipendio lordo.

Grazie alla busta paga, il lavoratore può controllare ogni mese la congruità di quanto gli viene pagato con quanto stabilito al momento dell’assunzione. Può inoltre controllare anche che venga rispettato quanto previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato (Ccnl), che dipende dal settore in cui è impiegato il lavoratore.

Ogni contratto può infatti intervenire per modificare molte voci della busta paga, come trattenute, scatti di anzianità, minimi tabellari e così via.

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Come leggere una busta paga 2022?

Le informazioni contenute nella busta paga sono molteplici, vediamo di cosa si tratta nel dettaglio, anche considerando le modifiche introdotte ad alcune voci per l’anno 2022.

  • Informazioni sull’azienda
    Si tratta del nome della società, dell’indirizzo, del codice fiscale, del codice di attività e dei numeri di iscrizione dell’azienda a Inps e la posizione Inail, enti cui i datori di lavoro versano i contributi per la pensione, la cassa integrazione o altri tipi di indennità e servizi.

  • Informazioni sul lavoratore
    Anche in questo caso si tratta dei dati identificativi (nome, cognome, indirizzo, data di nascita), cui si aggiungono il tipo di contratto applicato, la qualifica, la data di assunzione e dell’eventuale scadenza del contratto.
    Oltre a questi dati sono poi indicati il minimo tabellare previsto dal contratto di riferimento (la paga base), gli scatti di anzianità maturati e la contingenza (ovvero un’indennità introdotta per compensare la perdita di potere d’acquisto ma oggi rimasta fissa).
    Si aggiunge l’EDR (ovvero l’Elemento Distinto della Retribuzione, che vale 10,33 euro ed è pagata 13 volte in un anno a tutti i lavoratori).

  • Indicazione del mese
    Il mese è importante perché lo stipendio può cambiare notevolmente da un mese all’altro, sia per la presenza di permessi, malattie o simili, sia per il pagamento di bonus, tredicesime o altre tipologie di indennità aggiuntive.

A questa prima parte informativa, segue la sezione dedicata ai compensi veri e propri, che contiene:

  • il calcolo delle ore ordinarie, cioè “normali” previste dal contratto ed effettivamente lavorate dal lavoratore dipendente o dal collaboratore;

  • le ore aggiuntive, come gli straordinari;

  • i premi o i bonus che vengono pagati in determinati periodi dell’anno o al ricorrere di determinate condizioni;

  • varie indennità, come le ferie godute, i permessi, i periodi di malattia, le festività e così via;

  • altre voci straordinarie, come tredicesima, quattordicesima, anticipo del Tfr.

A questa parte sul compenso, che rappresenta la parte in “positivo” per il lavoratore, cioè quello che riceve, segue la parte delle trattenute, ovvero tutte quelle voci che portano a definire lo stipendio netto del lavoratore.

Si tratta di trattenute previdenziali, che dunque sono dovute a enti a fini pensionistici o per indennità particolari (maternità, cassa integrazione ecc ecc), o trattenute fiscali, che dunque sono le imposte vere e proprie, che si calcolano a partire dall’imponibile fiscale, ovvero quella parte del reddito che può essere soggetto a tassazione.

Queste voci cambiano a seconda della situazione familiare del lavoratore, della tipologia di contratto e del Ccnl di riferimento, quindi non sono pienamente confrontabili anche tra colleghi che lavorano nello stesso reparto.

In questa parte rientravano anche i contributi per i figli, che con l’introduzione nel 2022 dell’Assegno unico e universale per i figli a carico invece viene versato direttamente dall’Inps sul conto Iban indicato dal lavoratore. Dalla busta paga sono quindi sparite, a partire dal marzo 2022, le detrazioni per i figli a carico previste dall’art. 12 del TUIR, il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, che prima contribuivano ad aumentare il netto mensile all’ultima riga del cedolino.

In particolare troviamo:

  • le trattenute Irpef
    Si tratta dell’Imposta sui redditi delle persone fisiche, un’imposta progressiva, che aumenta col crescere del reddito, organizzata per scaglioni di reddito e per aliquote crescenti.
    La legge di bilancio 2022 ha recentemente modificato l'impostazione dell’Irpef, riducendo gli scaglioni da cinque a quattro e modificando anche le aliquote, cioè le percentuali che servono a determinare la tassazione sul reddito.

  • Imponibile fiscale
    Si tratta della parte di reddito su cui vengono calcolate le trattenute da applicare.

  • Imposta lorda
    La tassazione ottenuta applicando le aliquote dello scaglione di reddito

  • Detrazioni Irpef
    Sono le detrazioni che spettano al lavoratore per la sua condizione familiare e lavorativa, per esempio le detrazioni per il lavoro dipendente.

  • Addizionali Irpef
    Sono quote aggiuntive di Irpef applicate dal Comune e dalla Regione di residenza.

  • Il Tfr in busta paga
    Il Trattamento di Fine Rapporto è un’indennità che spetta al lavoratore quando si interrompe il rapporto di lavoro con l’azienda. Viene indicato in busta paga perché ha un tipo di tassazione differenziato: al 20% all’erogazione e una tassazione finale calcolata all’erogazione che varia a seconda delle aliquote applicate in quel periodo.

  • Stipendio netto
    Si tratta dell’ultima riga della busta paga, quella più “sensibile” per il lavoratore perché è la cifra che concretamente arriva sul suo conto. Come abbiamo visto, è il risultato della sottrazione dal compenso lordo di trattenute e detrazioni, e dall’aggiunta di altre voci che invece concorrono ad arricchire il cedolino.

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