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Il capo, guida all’uso

Nel corso di questi ultimi 18 mesi, per tutti noi il lavoro è cambiato. Nel 2020, milioni di persone hanno per la prima volta lavorato da casa e milioni di altre hanno rapidamente dovuto adattarsi alla pandemia di Covid-19. Ma pensando a una prospettiva futura, come cambierà il rapporto con il capo?

Per milioni di lavoratori, questa figura è un’ineluttabile realtà della vita lavorativa. Il rapporto che abbiamo con il capo può fare la differenza tra godersi il proprio lavoro e stressarsi in silenzio cercando intanto qualcosa di nuovo. La maggior parte delle organizzazioni opera secondo un ordine gerarchico e, per buona parte di noi, questo è un sistema di gestione destinato a rimanere (a meno che non si decida di unirsi ai milioni di lavoratori autonomi e freelance esistenti). Chi lavora all’interno di un’organizzazione ha quasi sempre un responsabile gerarchico cui rapportarsi.

E la verità è che i responsabili sono tanto diversi quanto le persone stesse - e questo perché, in definitiva, i responsabili altro non sono che persone. Alcuni negli anni hanno perfezionato le loro tecniche di leadership e sanno esattamente come ottenere il meglio dai loro collaboratori. Altri appaiono distanti e lontani, poco inclini a manifestare le emozioni o a parlare della loro vita privata, mentre altri ancora si comportano più come amici che come capi. Forse la tipologia più stressante è quella del capo perennemente “attivo”, quello che manda le mail anche di notte e con tendenza a creare una cultura lavorativa senza soluzione di continuità, tanto da far diventare la prassi sia l’orario lungo che l’esaurimento psicofisico.

Per molte persone, lavorare con un capo opprimente o poco disposto a dare supporto può essere l’elemento che spinge a cercare nuove opportunità lavorative. Cambiare lavoro può rinvigorire non solo la vita professionale, ma anche quella personale. Il lavoro occupa una parte talmente importante della nostra vita che essere professionalmente infelici rischia di ripercuotersi su ogni parte della nostra esistenza.

 

Se desideri migliorare il rapporto con il tuo superiore o magari capire se sia venuto il momento di cambiare lavoro, eccoti una breve “guida pratica”. Rispondi alle domande che seguono con la massima onestà!

  • Averlo come superiore ti rende felice?

  • Vieni trattato con rispetto?

  • Il capo ti vede come una persona e ti puoi rivolgere a lui in maniera aperta e onesta?

  • Il tuo capo è una persona dalla quale puoi imparare?

  • Ti supporta nel tuo avanzamento professionale o magari anche ti agevola per, un giorno, subentrargli?

 

Le risposte dovrebbero farti capire in modo chiaro se il rapporto con il tuo superiore è buono, stabile o cattivo.

 

Dopo aver riflettuto sul rapporto con il tuo capo, chiedigli di poter discutere del tuo futuro. Spiegagli come vorresti avanzare e quali sono le tue ambizioni, nel breve e lungo termine. Se hai questioni specifiche di cui discutere (una promozione o un aumento, ad esempio), illustrale con chiarezza e chiedigli se ritiene tu sia nella strada giusta e cosa puoi fare per realizzare i tuoi obiettivi. Sii pronto: la conversazione potrebbe prendere una piega inaspettata ma, in ogni caso, ascolta sempre con attenzione quanto ha da dire.

 

A volte le persone non sono professionalmente compatibili e magari è meglio proseguire il proprio percorso lavorativo esternamente all’attuale organizzazione. Riuscire a sviluppare un rapporto basato sulla fiducia e il rispetto reciproco è vantaggioso per entrambe le parti. Comunicare è di fondamentale importanza e con un approccio proattivo anche una relazione poco soddisfacente può cambiare e migliorare.