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In un colloquio di selezione quanto pesa la comunicazione non verbale?

​Affrontare un colloquio di lavoro è sempre un momento molto importante nella vita di ciascuno di noi. Per arrivarci preparati leggiamo tutto quello che riguarda l’azienda cui ci presentiamo, facciamo le prove a casa, ripassiamo scrupolosamente il nostro curriculum e ci addestriamo a parlarne in maniera fluida e convincente, per presentarci al meglio nel gran giorno. C’è però un aspetto cui spesso non dedichiamo l’attenzione necessaria: la comunicazione non verbale. Ecco alcuni consigli per evitare errori grossolani che possono costare cari.

Che cosa si intende per comunicazione non verbale?

Per linguaggio non verbale si intendono i messaggi che inviamo al nostro interlocutore senza usare la parola, spesso involontariamente. Si tratta quindi di gesti, atteggiamento, sguardo e postura, ma anche del tono della voce, del nostro aspetto esteriore, dell’abbigliamento e così via. Rientra in questo ambito anche la comunicazione paraverbale, cioè quella parte di linguaggio che riguarda non le parole che diciamo ma come le diciamo: urlando, sussurrando, balbettando e così via.

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Il corpo come strumento di comunicazione

Queste sono tutte componenti fondamentali della comunicazione, che entrano di conseguenza anche nel processo di selezione del personale durante il colloquio, dato che il selezionatore incaricato dall’azienda spesso deve valutare decine di candidati e quindi valuta ogni persona nel suo complesso, non soltanto dal suo Cv o dal suo percorso professionale.

Il nostro corpo, insomma, è uno strumento di comunicazione altrettanto potente di quel che diciamo. Per esempio: se una persona ci dice che non è arrabbiata ma mentre lo dice gesticola nervosamente, alza la voce o si protende verso chi gli sta davanti come verrà interpretata?

O ancora, più nello specifico: se mentre snoccioliamo le nostre esperienze professionali ci contorciamo sulla sedia o guardiamo nervosamente dalla finestra, quante probabilità ci sono che chi ci ascolta ci creda? Probabilmente in entrambi i casi quello che si dice passerà in secondo piano rispetto al modo in cui viene detto. Succede quindi che i gesti prendono il sopravvento sulle parole.

L’importanza della prima impressione

In altri termini: il nostro atteggiamento può spesso dire agli altri più di quanto non dicano le nostre parole, anche perché è più difficile controllare il linguaggio del corpo che non quello che diciamo. E questo, che lo vogliamo o no, trasmette una sensazione a chi ci sta davanti e racconta molto del nostro stato d’animo a chi si occupa per mestiere di risorse umane.

Usando un luogo comune, si può quindi dire che al colloquio di selezione, come e più che in altre occasioni, è molto importante fare una buona prima impressione, perché aiuta a distinguerci dalla massa di candidati che si presenta per quel posto di lavoro.

Ma non solo, è importante anche perché spesso non ci sarà una seconda occasione per approfondire la conoscenza e buona parte della valutazione verrà fatta su questo primo, unico e prezioso incontro.

Ecco perché è molto importante curare comunicazione verbale o non verbale durante un colloquio. Prepararci al colloquio inoltre ci consentirà di arrivare più preparati, contribuendo a ridurre così la tensione del momento.

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Gli errori più comuni da non commettere durante il colloquio

Ecco dunque una lista delle cose cui prestare attenzione per non restare intrappolati nei meccanismi della comunicazione non verbale nel colloquio.

1. Il saluto e l’importanza della stretta di mano. Se la prima impressione durante un colloquio è importante, il momento del saluto e del primo contatto è fondamentale. La stretta di mano in particolare dev’essere decisa, in modo da trasmettere sicurezza e consapevolezza di sé, tutte caratteristiche preziose e ricercate dalle aziende in chi si candida per un lavoro.

Una mano flaccida, sudata e una stretta molle infatti tradisce immediatamente la nostra agitazione all’interlocutore e rischia di farci partire col piede sbagliato nel colloquio di lavoro. Viceversa, bisogna anche evitare una stretta troppo poderosa: stritolare la mano di chi ci deve valutare non è un gran biglietto da visita. Tu come lo interpreteresti?

2. Curare la postura. Pensiamoci un attimo: quando incrociamo le braccia non vogliamo, anche inconsapevolmente, trasmettere chiusura verso chi ci sta davanti e verso quello che ci dice? Non trasmettiamo stanchezza e sfiducia verso l’altro?

Tutti questi aspetti valgono anche durante il colloquio. Ecco perché anche il modo in cui ci sediamo sulla sedia e come ci muoviamo ha la sua importanza.

Per questo dobbiamo evitare di sederci sulla punta della poltrona, come se la seduta scottasse o se stessimo per scappare, così come non distendere la schiena troppo all’indietro sullo schienale: dà l’impressione di superiorità e di sufficienza nei confronti di quello che si dice.

Per la stessa ragione, specie per le ragazze, non va bene tenere la borsa sulle ginocchia, perché assomiglia a un muro eretto per proteggerci, quindi trasmette ancora una volta insicurezza e distanza da chi ci sta parlando.

3. Evitare di gesticolare. I gesti accompagnano le nostre parole e possono rinforzarne il messaggio, sottolineando concetti che vogliamo esprimere. Ma se i gesti diventano eccessivi o nervosi potrebbero essere mal interpretati.

Per esempio portare le mani continuamente alla faccia, toccarsi i capelli, giocherellare con l’orologio o annuire continuamente al nostro interlocutore sono atteggiamenti che trasmettono nervosismo, provocandone anche in chi ci parla. Quindi va bene annuire per dimostrare attenzione e interesse, ma non farlo continuamente, come un pupazzo.

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4. Il ruolo del contatto visivo. Ancora prima che con la bocca si parla con gli occhi e con il volto. Il viso è lo specchio dei nostri sentimenti e può tradire atteggiamenti che sarebbe meglio mantenere nascosti, come timore o insicurezza. Un bel sorriso dunque può diventare un’arma potente in fase di colloquio.

Per questo è anche importante mantenere il contatto visivo con la o le persone che ci stanno davanti: abbassare continuamente gli occhi dà infatti la sensazione immediata di aver paura di chi ci sta davanti e di non essere sicuri della propria personalità.

Distogliere lo sguardo per osservare quello che ci sta attorno invece può segnalare mancanza di interesse: allora perché mai dovrebbero assumermi, se nemmeno mi interessa quello che succede durante il colloquio?

Viceversa, uno sguardo fisso negli occhi che non dà alcuna tregua all’interlocutore può stancare e ha un po’ il gusto di una sfida, che non è per niente utile durante un colloquio.