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Ingegnere ambientale, cosa fa e come trovare lavoro

Figura poliedrica sempre più ricercata, l’ingegnere ambientale si occupa di progettare opere e valutarne gli effetti sull’ambiente. Ecco tutto quello che bisogna sapere


Oggi c’è molta più attenzione per la sostenibilità e l’impatto delle azioni dell’uomo sull’ambiente. Le professioni “green” sono tra quelle più richieste nel 2022 e anche quelle che crescono di più nelle previsioni per il mercato del lavoro del futuro, assieme a quelle legate al mondo del digitale.

Tra le figure professionali di recente comparsa ma anche delle più affermate in questo ambito, c’è sicuramente quella dell’ingegnere ambientale, che viene spesso detto anche ingegnere per l’ambiente e il territorio.

Si tratta di una figura tecnica che si occupa di progettare e gestire varie tipologie di opere o servizi, misurando poi il loro impatto sull’ambiente per salvaguardare persone e beni dai rischi che possono derivare da questi lavori . Può quindi lavorare in molti ambiti diversi, tra cui lo smaltimento dei rifiuti, la gestione delle risorse idriche, verificare il rispetto delle normative ambientali, valutare il rischio fisico chimico e controllare gli effetti nocivi delle attività dell’uomo sulle risorse naturali, cercando di salvaguardare persone e beni dai rischi ambientali.

L’ingegnere ambientale può dunque occuparsi di:

  • pianificazione;

  • direzione dei cantieri;

  • stima degli effetti derivanti dalle opere;

  • sviluppo dei progetti in linea con le direttive legate alle problematiche ambientali;

  • collaudo delle opere;

  • gestione dei rifiuti o di altri servizi che hanno un impatto sull’ambiente e il territorio;

  • valutazione dell’impatto ambientale dei progetti.

Si tratta dunque di una figura chiave nel gestire il complesso rapporto tra uomo e ambiente, caratterizzata inoltre da una grande varietà di impieghi e di competenze.

Le attività dell’uomo hanno infatti inevitabilmente degli impatti sulla natura, e l’ingegnere ambientale è chiamato a:

  1. prevenire gli impatti di queste attività;

  2. mitigare gli impatti;

  3. bonificare gli effetti negativi di progetti specifici.


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Come si diventa ingegnere ambientale?

Per diventare ingegnere ambientale bisogna seguire il corso di laurea in ingegneria ambientale o il corso in ingegneria civile e dell’ambiente. Si tratta di un corso strutturato su due fasi, ovvero la laurea triennale di primo livello che poi consente di continuare con la laurea magistrale in ingegneria per l’ambiente e il territorio.

Si tratta di un percorso multidisciplinare e fortemente interconnesso con altri corsi di laurea in ingegneria, perché prevede insegnamenti in:

  • ingegneria civile;

  • scienze delle costruzioni;

  • ingegneria chimica;

  • scienze dei materiali;

  • geologia;

  • prevenzione e rischio ambientale;

  • analisi matematica;

  • fisica;

  • chimica ambientale;

  • meccanica.

Una volta ottenuta la laurea, ci si può iscrivere all’albo degli ingegneri gestito dall’Ordine degli ingegneri.

Cosa può fare un laureato in ingegneria ambientale?

Proprio in virtù delle ampie competenze che lo caratterizzano, un ingegnere ambientale può operare occupandosi di:

  • progettare opere di ingegneria civile a basso impatto ambientale;

  • progettazione di sistemi di controllo e monitoraggio dell’ambiente;

  • gestione di attività estrattive;

  • risanamento di siti contaminati;

  • definizione di misure di prevenzione e protezione dai rischi naturali e industriali;

  • messa in sicurezza di un territorio o di un’infrastruttura;

  • progettare e avviare progetti di messa in sicurezza del territorio;

  • gestire il servizio di raccolta o smaltimento rifiuti;

  • monitorare il corretto funzionamento di condotte idriche;

  • occuparsi della sicurezza di cantieri e industrie;

  • valutare i rischi ambientali connessi all'attività industriale di un’azienda;

  • vigilare sul rispetto delle normative ambientali;

  • intervenire dopo un incidente e pianificare il risanamento del territorio inquinato.

L’ingegnere ambientale, più nello specifico, può dunque occuparsi di:

  • progettare acquedotti;

  • gestire la bonifica di un terreno contaminato;

  • intervenire in ambiti di crisi;

  • progettare reti di fognatura;

  • pianificare il sistema di raccolta rifiuti e il loro smaltimento in impianto;

  • pianificare interventi di riduzione dell’inquinamento;

  • lavorare nel telerilevamento;

  • occuparsi di topografia;

  • collaborare a procedure di valutazione di impatto ambientale di progetti specifici.


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Dove lavorare come ingegnere ambientale?

L’ingegnere ambientale può lavorare sia come libero professionista, prestando la propria opera a clienti di varia natura con diversi compiti, ma anche trovare lavoro in vari ambiti, come:

  • imprese produttive che abbiano un impatto ambientale importante, come le aziende estrattive, di gestione rifiuti, che operano nella geotermia o nella produzione di energia ed energia rinnovabili;

  • uffici di enti pubblici per valutare le ricadute delle opere infrastrutturali programmate;

  • gestire e pianificare servizi pubblici per conto di istituzioni;

  • enti pubblici di gestione delle risorse idriche o dei rifiuti;

  • consorzi di bonifica;

  • enti di gestione dei bacini;

  • grandi società di gestione dei servizi idrici o dei rifiuti;

  • società regionali di protezione dell’ambiente;

  • studi professionali di ingegneria.


Quanto guadagna in media un ingegnere ambientale?

Lo stipendio medio di un ingegnere ambientale si aggira attorno ai 35-36.000 euro all’anno, che possono però variare molto a seconda della collocazione di questo professionista. A seconda che lavori in un’azienda, come libero professionista o in un ente pubblico, infatti, questa figura può aspirare a riconoscimenti diversi della propria esperienza.

Ovviamente per figure junior alle prime esperienze la paga sarà inferiore, attorno ai 22-23.000 euro lordi, che però crescono abbastanza in fretta con il progredire della carriera di questa figura professionale.

Per ruoli con particolari responsabilità, invece, come i dirigenti delle grosse aziende che gestiscono servizi idrici o ambientali, così come per le figure di responsabilità interne alle aziende industriali, lo stipendio aumenta raggiungendo quelli previsti per figure di vertice, fino a 50-60.000 euro e oltre.

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