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Calcolo Naspi, ecco come funziona

L’indennità pagata dall’Inps è una misura importante per chi rimane disoccupato. Ecco come calcolarla in base alle novità 2022 e con i nuovi parametri



La Naspi è un’indennità di disoccupazione che viene versata dall’Inps quando una persona rimane senza lavoro, sulla base di calcoli che tengono conto dei contributi versati negli ultimi quattro anni. È erogata mensilmente per un numero di settimane pari alla metà delle settimane contributive presenti negli ultimi 4 anni.

Recentemente sono state introdotte alcune novità nella gestione del sussidio, modificando alcuni dei requisiti necessari per riceverla, e l’Inps ha anche comunicato il massimale dell’importo per l’anno 2022, che sarà di 1.360,77 euro, contro i 1.335,40 euro del 2021.

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Cos’è la Naspi?

Naspi sta per Nuova assicurazione sociale per l’impiego ed è un’indennità mensile di disoccupazione introdotta nel 2015 col decreto legislativo n.22 del 4 marzo. Sostituisce le vecchie prestazioni di disoccupazione, cioè Aspi e MiniAspi, e riguarda i lavoratori che sono diventati disoccupati a partire dal 1° maggio 2015. Viene versata solo su presentazione di domanda di Naspi dell’interessato, quindi non in maniera automatica dall’istituto, nell’attesa che il lavoratore trovi un nuovo impiego.

La durata della Naspi varia in base ai contributi versati, perché è erogata per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, fino a un massimo di 24 mesi.

Chi interessa la Naspi?

La Naspi può essere versata ai lavoratori con un contratto di lavoro subordinato che hanno perso in maniera involontaria il proprio lavoro, tra cui sono compresi:

  • soci lavoratori di cooperative;

  • personale artistico con rapporto di lavoro subordinato;

  • dipendenti a tempo determinato delle pubbliche amministrazioni;

  • apprendisti;

  • dal 1° gennaio 2022 possono richiedere la Naspi anche gli operai agricoli a tempo indeterminato.


Restano invece esclusi dalla prestazione, come specifica l’Inps, dipendenti pubblici a tempo indeterminato, operai agricoli a tempo determinato, lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno per lavoro stagionale, lavoratori che possono accedere alla pensione e chi ha un assegno di invalidità, a meno che non scelga di ricevere la Naspi.

Restano esclusi dalla Naspi anche i lavoratori che hanno interrotto volontariamente il rapporto di lavoro, cioè non in caso di dimissioni o di risoluzione consensuale.

Sono esclusi da questo limite però:

  • le dimissioni avvenute durante il periodo tutelato di maternità;

  • le dimissioni per giusta causa;

  • la chiusura consensuale del rapporto all’interno di una procedura di conciliazione presso la direzione territoriale del lavoro;

  • la risoluzione consensuale dovuta a rifiuto del lavoratore di trasferirsi a più di 50 chilometri di distanza dalla propria sede o comunque in sede raggiungibile in 80 minuti o più coi mezzi pubblici;

  • licenziamento con conciliazione;

  • licenziamento disciplinare.

Per accedere alla Naspi sono inoltre necessarie 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione negli ultimi 4 anni precedenti lo stato di disoccupazione. Questo requisito contributivo non si applica però ai lavoratori dei servizi domestici e familiari, agli apprendisti e agli operai agricoli, che hanno normative specifiche.

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Come si calcola la Naspi?

L’importo della Naspi si calcola sulla base della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni, ed è pari al 75% dello stipendio se questo è inferiore a un importo di riferimento definito ogni anno dall’Inps: per il 2021 era 1.227,55 euro, mentre per il 2022, come definito dalla circolare Inps 26 del 16 febbraio, è di 1.250,87.

Se invece lo stipendio mensile è superiore all’importo di riferimento annuo la Naspi è pari al 75% di questo importo (appunto 1.250,87 euro per il 2022) sommato al 25% della differenza tra la retribuzione media mensile e lo stesso importo di riferimento.

In ogni caso, l’importo mensile della Naspi non deve essere mai superiore al limite massimo definito dall’Inps ogni anno, che per il 2022 sarà di 1.360,77 euro, contro i 1.335,40 euro del 2021.

Per quanto riguarda la misura esatta della Naspi, la misura è calcolata quindi sulla base della retribuzione imponibile divisa per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicata per il coefficiente numerico 4,33.

La Naspi poi si riduce del 3% ogni mese a partire dal primo giorno del sesto mese di fruizione, mentre comincia a ridursi dall’ottavo mese se chi la riceve ha più di 55 anni. Per gli episodi di disoccupazione avvenuti fino al 31 dicembre 2021 invece il cosiddetto décalage avviene a partire dal quarto mese di fruizione.

Esempio, come si calcola la Naspi 2022?

Sulla base delle indicazioni fornite dall’Inps, si può quindi ipotizzare un esempio di calcolo della Naspi.

Prendiamo un lavoratore di 60 anni che negli ultimi 4 anni ha lavorato tre anni, quindi 156 settimane, con un reddito complessivo di 60.000 euro, 20.000 euro l’anno. Avremo questi dati di partenza:

  • settimane di contributi: 156;

  • reddito: 60.000.

Dividendo 60.000 per il numero delle settimane, 156, otteniamo il valore 384,62:

60.000 / 156 = 384,62

Dobbiamo quindi moltiplicare questo valore per il coefficiente 4,33:

384,62 x 4,33 = 1.665,38

Visto che 1.665,38 è maggiore del valore di riferimento 2022 di 1.250,87 indicato dall’Inps, dobbiamo calcolare il 75% di 1.250,87, che è 938,15, e aggiungere a questo valore il 25%, cioè un quarto, della differenza tra la retribuzione media mensile e lo stesso importo di riferimento.

Quindi:

1.665,38 - 1.250,87 = 414,51 / 4 = 103,63

La Naspi mensile che spetta questo lavoratore è dunque:

938,15 + 103,63 = 1.041,78 euro

Questo importo poi si ridurrà del 3% mensile a partire dall’ottavo mese, e non dal sesto, poiché il lavoratore ha più di 55 anni al momento della richiesta di Naspi.

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Come cambia la Naspi 2022?

L’ultima legge di bilancio ha introdotto alcune modifiche alla Naspi, e in particolare:

  • ha tolto il requisito precedente di dover avere almeno 30 giornate di lavoro nei 12 mesi antecedenti alla cessazione del rapporto di lavoro;

  • ha consentito anche gli operai agricoli a tempo indeterminato di richiederla;

  • ha cambiato, come abbiamo visto, il meccanismo di riduzione del tempo dell’importo della Naspi.