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Cambiare lavoro: come fare e quando

Esistono diversi motivi che spingono le persone a cambiare lavoro: dalla crescita professionale al bisogno di rinnovarsi fino alle ragioni economiche. A prescindere da ciò che spinge a maturare una decisione simile, però, la scelta di cambiare rappresenta una fase delicata del proprio percorso lavorativo.

Le domande e i dubbi da sciogliere sono molteplici per cercare di capire se sia la scelta più corretta o meno. Quando è arrivato il momento giusto per cercare un nuovo impiego? Quali sono le strategie migliori per trovare lavoro e non portarsi dietro troppi rimpianti? Come si fa a gestire il desiderio di cambiare?

Proviamo a rispondere a queste e altre domande per capire come e quando sia più opportuno cambiare lavoro per dare uno svolta alla propria carriera.

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Come capire quando è il momento di cambiare lavoro?

Prima di prendere una decisione e cambiare vita e lavoro, potrebbe essere opportuno analizzare a fondo le ragioni che spingono in questa direzione. È necessario fare chiarezza innanzitutto con se stessi, in maniera trasparente e onesta. Da questa auto-analisi, infatti, dipende la bontà della scelta fatta. Il rischio di pentirsi delle proprie mosse è un’eventualità che non va affatto trascurata, anche e soprattutto quando si parla di nuove opportunità di lavoro.

È importante individuare tempestivamente alcuni segnali d’allarme, che potrebbero essere i sintomi di un bisogno di cambiamento. In alcuni casi si tratta di indizi evidenti, ma molto spesso i segnali di malessere risultano latenti. Si tende, erroneamente, a ignorarli ritenendo che col tempo andranno scemando.

Vediamo allora a cosa prestare maggiormente attenzione:

  • carenza di motivazioni: quando ci si rende conto che recarsi sul posto di lavoro sta diventando una fatica insostenibile c’è già qualcosa che non va. Soprattutto se questo si ripercuote sulle proprie performance e l’engagement. Bisogna fare i conti con se stessi e capire se si tratta solo di una fase momentanea o c’è qualcosa di più profondo dietro.

  • skills mismatch: il gap tra le competenze che le persone possiedono e quelle richieste dalle aziende è un problema purtroppo molto comune nel mondo del lavoro. È fondamentale in questo caso rendersi conto tempestivamente che le proprie capacità non sono in linea con il lavoro. Un segnale evidente di questa problematica emerge quando si smette di imparare e crescere. Nel momento in cui il proprio percorso professionale si arena in un vicolo cieco, allora è davvero arrivato il momento di cambiare.

  • ricerca di gratificazioni: strettamente legato al punto precedente è la ricerca di gratificazioni. Un lavoro non in linea con le proprie competenze e capacità avrà come conseguenza una scarsa soddisfazione professionale che può degenerare in frustrazione. Anche in questo caso, cambiare potrebbe essere la soluzione migliore.

  • ragioni economiche: naturalmente anche le motivazioni economiche sono quelle che molto spesso spingono un lavoratore a guardarsi altrove. A parità di impiego in termini di competenze, uno stipendio più alto o benefit migliori possono rappresentare delle ottime ragioni per cambiare.

Cosa fare se si vuole cambiare lavoro?

Una volta analizzate a fondo le motivazioni che spingono a cambiare lavoro, bisogna attivarsi per trovare un’alternativa concreta. Dopo aver compreso cosa non si vuole, bisogna capire cosa, invece, si desidera dalla propria professione.

Cercare lavoro è di per se stessa una occupazione. Per riuscire in questo, è necessario, però, avere ben chiari in testa i propri obiettivi per poi concentrare gli sforzi nel loro raggiungimento.

Lo step successivo, infine, riguarda tutta una serie di strategie standard per trovare concretamente una nuova occupazione. Ecco quali sono i passaggi chiave da non tralasciare:

  • analisi delle competenze: il modo migliore per trovare un lavoro adatto alla propria professionalità è valutare in maniera onesta e obiettiva le proprie hard skills e soft skills. Queste ultime, in particolare, nel mercato odierno, sono sempre più apprezzate dal datore di lavoro. Si tratta di competenze trasversali come il problem solving, la capacità di lavorare in gruppo, la flessibilità o l’apertura al cambiamento.

  • curriculum vitae: il primo passo per trovare un nuovo lavoro è aggiornare il proprio Cv. Bisogna personalizzarlo il più possibile, rendendolo coerente, di volta in volta, con la posizione per la quale ci si candida.

  • coltivare la propria rete: contatti professionali e referenze sono aspetti decisivi nella ricerca di un nuovo lavoro. La partecipazione a eventi, l’aggionamento costante del proprio profilo LinkedIn o, ancora, l’abitudine a sostenere uncolloquio di lavoro sono tutti aspetti funzionali. E vanno coltivati con attenzione.

Come fare a cambiare lavoro a 50 anni? L’età conta?

L’età è un fattore determinante nella ricerca di un lavoro. Cercare un nuovo impiego a 30 anni è profondamente diverso dal farlo a 50.

Cambiano le opportunità e le mansioni che si possono svolgere. E cambiano anche le prospettive, ma soprattutto le priorità. Al di là delle difficoltà che un’età piuttosto che un’altra comportano nella ricerca di un lavoro.

È chiaro che più si è avanti con l’età, minore sarà il ventaglio di opportunità a disposizione. Trovarsi senza lavoro a 50 anni è piuttosto complesso. Serve una capacità decisamente maggiore di reinventarsi. Bisogna, però, essere consapevoli che c’è sempre tempo e farsi schiacciare dalla paura è solo controproducente.

Approfondire le proprie competenze con corsi di formazione o master può essere un’ottima strategia. Sia per ampliare il proprio bagaglio di conoscenze, sia per acquisire vantaggio competitivo sul mercato del lavoro. La formazione continua è sicuramente una soluzione trasversale anche dal punto di vista anagrafico.

L’età incide senza dubbio sulla scelta del ruolo professionale che si potrebbe andare a ricoprire. Profili di livello manageriale richiedono esperienza e un passato lavorativo solido alle spalle.

Ecco perché sono quelle le posizioni a cui dovrebbero aspirare i professionisti di età più avanzata che cercano una nuova occupazione. Certamente, per queste categorie, è richiesto uno sforzo ulteriore nell’adattamento al processo di digitalizzazione del mondo del lavoro. È evidente, infatti, che i più giovani avranno naturalmente più confidenza con le nuove tecnologie e l’innovazione. Concentrarsi sul limare quel gap generazionale è un passaggio inevitabile cambiando carriera e preparandosi a nuove sfide.

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Cambiare settore lavorativo: rischio o opportunità?

Cambiare settore lavorativo può essere, a un primo impatto, un rischio. Significa abbandonare certezze consolidate per lanciarsi in un salto nel buio. Se già cambiare mestiere può spaventare, figurarsi farlo cimentandosi in un settore diverso.

In realtà, deviare dal proprio percorso di carriera rappresenta molto spesso un’opportunità di crescita. Bisogna tenere presente, infatti, che molte delle competenze e esperienze fatte non vanno perse. Anzi. Queste possono essere ‘riciclate’ e adattate al nuovo contesto lavorativo.

Le soft skills, ad esempio, sono funzionali a una gamma variegata di professioni. Conoscerle e lavorarci potrebbe rendere senza dubbio meno traumatico il passaggio a nuove realtà. Per capire concretamente di cosa si tratta, ecco una rosa di competenze di questo tipo, apprezzate in ogni contesto aziendale:

  • problem solving;

  • capacità di lavorare in autonomia;

  • capacità relazionali e empatiche;

  • capacità di lavorare per progetti;

  • doti di pianificazione o organizzazione;

  • flessibilità e capacità di adattamento;

  • resilienza;

  • propensione all’apprendimento e alla crescita professionale;

  • team working.

Cambiare significa molto spesso abbandonare la propria comfort zone. Per farlo è necessario lasciare da parte le proprie certezze per aprirsi al nuovo. Questo succede quando si decide di cambiare lavoro. Ecco perché riuscire nell’intento rappresenta, di conseguenza, un’opportunità di crescita personale, oltre che professionale.

E avendo ben chiare queste premesse, sarà più facile assecondare la propria voce interna quando busserà alla porta dicendo: “Voglio cambiare lavoro”.

Cosa rispondere alla domanda perché vuoi cambiare lavoro?

Quando si torna a sfogliare le offerte di lavoro e sostenere colloqui può capitare di dover rispondere a domande come questa. È importante rispondere sempre con onestà e trasparenza, cercando di dimostrare l’interesse verso l’azienda cui ci proponiamo.

Le cosiddette “domande trabocchetto” servono infatti all’azienda che sta cercando personale per conoscere trasversalmente il candidato, andando al di là delle competenze professionali in senso stretto. Per l’impresa è importante sapere le ragioni che spingono la persona che ha davanti a cambiare lavoro, perché può capire cosa si aspetti dal nuovo impiego.

In che modo rispondere dunque? Innanzitutto mai abbandonarsi a critiche o polemiche nei confronti della tua vecchia azienda, perché questo non lascerebbe una bella impressione. Bisogna invece rispondere sottolineando alcuni aspetti positivi della tua personalità.

Puoi rispondere quindi che vuoi cambiare lavoro per trovare nuovi stimoli, per migliorarti o per realizzare in modo compiuto le tue aspirazioni. Oppure perché ritieni che nel tuo impiego attuale tu abbia imparato tutto quello che c’era da imparare. O ancora che vuoi crescere professionalmente accettando una nuova sfida e cercando nuovi stimoli.



Cosa scrivere nel CV per cambiare lavoro?

Prima di affrontare la ricerca di un nuovo lavoro può essere utile rinfrescare il proprio curriculum. Come sempre è utile adattarlo alla posizione per cui ti candidi, elencando le esperienze professionali e le capacità personali che possono essere utili anche nel tuo nuovo impiego. Concentrati quindi sulle competenze che possono essere trasferite nella nuova azienda.