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“La Grande Dimissione”: sempre più persone lasciano il proprio lavoro

Le persone che lasciano il proprio posto di lavoro in cerca di altro stanno aumentando rapidamente in tutto il mondo. Si tratta, ormai, di un vero e proprio trend che ha conosciuto una rapida accelerazione soprattutto negli ultimi mesi. L’idea è principalmente quella di esplorare nuove opportunità per se stessi e le proprie ambizioni professionali e di vita. A prescindere da quali siano le cause, questo fenomeno ha sicuramente portata globale e non sembra destinato a esaurirsi nel breve termine.

Il ruolo della pandemia

Molti esperti del mondo del lavoro ritengono che il fenomeno delle 'dimissioni globali' sia l’inevitabile conseguenza della pandemia che ha influenzato ogni settore della nostra società. Il Covid 19 non ha solo cambiato le nostre prospettive, ma ha modificato radicalmente la nostra intera visione del mondo.

Le aziende si sono dovute adattare rapidamente al nuovo contesto per poter sopravvivere, in prima istanza e continuare la loro attività. I confini geografici sono diventati sempre più labili e i tradizionali concetti di spazio e tempo sono stati sostituiti da nuove opportunità di interazione e dalla possibilità, fornita dalle nuove tecnologie, di lavorare a distanza in remoto. Lo smart working è diventata l’inevitabile via d’uscita per questa trasformazione globale.

Secondo il report pubblicato a luglio 2021 dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, i tassi di telelavoro hanno registrato, durante la pandemia, aumenti in tutti i Paesi coinvolti nell’indagine. La Francia, ad esempio, tra i Paesi con i tassi più alti, ha fatto registrare un aumento del 25% nel ricorso allo smart working rispetto al periodo pre-pandemia. In Italia, lo smart working ha riguardato almeno un lavoratore su tre, considerando sia i dipendenti “agili” sia i lavoratori autonomi.

Si tratta, in generale, di una trasformazione per certi versi e, soprattutto, per determinate professioni irreversibile, con la quale sia i lavoratori ma anche le organizzazioni dovranno fare i conti.

Come sta cambiando il mercato del lavoro

È evidente che in un contesto del genere, anche le dinamiche nei rapporti di lavoro sono cambiate radicalmente di conseguenza. La possibilità di lavorare senza vincoli di spazio e tempo ha aperto la strada ad un ventaglio di opportunità molto più ampio rispetto al passato. Mai come oggi, infatti, i lavoratori sentono l’esigenza di esplorare nuovi orizzonti, in cerca di esperienze migliori non solo da un punto di vista economico ma anche di crescita professionale e, soprattutto, di equilibrio tra vita privata e lavoro.

A tal proposito, l’ultimo rapporto stilato dal Welfare Index Pmi ha evidenziato come nel nostro Paese la pandemia abbia spinto le aziende a investire ulteriormente nel welfare per i propri dipendenti: dalla salute all’assistenza fino alla formazione e alla sicurezza. Nel corso del 2020 più di una organizzazione su due vi ha fatto ricorso. Questa è una conferma che le aziende sono impegnate in una vera e propria “guerra per il talento” finalizzata ad assicurarsi le risorse migliori presenti sul mercato del lavoro attraverso una proposta a tutto tondo ai potenziali dipendenti, che non si limiti a vantaggi meramente economici, ma che possa abbracciare tutti gli aspetti della vita di un lavoratore. L’idea di fondo è che i lavoratori che si sentono maggiormente apprezzati e coinvolti nella mission e nella vision aziendali possano ripagare questa fiducia con prestazioni migliori e siano più restii a lasciare il proprio impiego.

In cambio, i datori di lavoro cercano un mix di hard e, in particolare, soft skills. Le cosiddette abilità trasversali, come confermato anche dal rapporto del Word Economic Forum, rappresentano il futuro e cresceranno ulteriormente di importanza nei prossimi anni.

Come le aziende possono attrarre talenti

Durante i giorni più difficili del lockdown, alcuni lavoratori hanno ritenuto che i loro sforzi non fossero stati notati o apprezzati o che il loro datore di lavoro non fornisse il supporto di cui avevano bisogno. Altri hanno sentito l'esigenza di trovare uno scopo e un significato maggiori nella loro carriera o un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata. Le ragioni che hanno spinto i lavoratori a cambiare sono state molteplici, ma una cosa è chiara: le aziende devono prestare maggiore attenzione alle complesse esigenze dei talenti e creare ambienti di lavoro in cui le persone si sentano valorizzate, se vogliono trattenere o attrarre i candidati migliori.

Le organizzazioni devono dedicare più tempo e sforzi alla stesura delle job description e pubblicizzare in maniera più efficace ed efficiente le posizioni aperte. Allo stesso tempo, però, dovrebbero mantenersi aperte e trasparenti sui vantaggi e sulla cultura aziendale che offrono.

Il trend globale che sta spingendo tanti lavoratori a cambiare e lasciare la propria posizione potrebbe diventare una grande occasione per modificare in meglio il modo in cui i talenti e le organizzazioni si connettono. Potrebbe aprire la strada a un lavoro più significativo per i talenti, motivando al contempo i leader aziendali a cambiare il loro approccio per entrare in contatto con i professionisti migliori in circolazione. Qualunque cosa possa accadere nel prossimo futuro, insomma, un aspetto appare chiaro: sarà fondamentale evolversi velocemente.