Torna a tutti gli articoli
Blog Img

Chief digital officer: cosa fa e come trovare lavoro

Il processo di trasformazione digitale ha interessato negli ultimi anni gli aspetti più vari della nostra vita e della nostra società. Non c’è quasi ambito che non sia stato toccato, in maniera più o meno massiccia, dall’ingresso delle nuove tecnologie.

Ma il processo di digital transformation non avviene da solo, ha bisogno di essere accompagnato da un punto di vista sia culturale che tecnico, tanto più quando a doversi digitalizzare è un’azienda o un’organizzazione complessa.

Ecco quindi che già da diversi anni è emersa una figura, il Chief Digital Officer, o direttore digitale, che ha proprio questo compito: fare da guida in un mondo sempre più digitalizzato.

Cosa fa un chief digital officer?

Il Chief digital officer (o CDO), detto in italiano anche direttore digitale, è una figura che ha il compito di accompagnare la trasformazione digitale di un’azienda, della pubblica amministrazione o di una qualsiasi organizzazione, integrando al suo interno gli strumenti che le nuove tecnologie mettono a disposizione.

Il Cdo è una figura professionale complessa, piuttosto recente come definizione, ma che è entrato a far parte della maggior parte delle grandi aziende, soprattutto all’estero, integrandosi all’interno del management aziendale.

Il Cdo deve quindi assolvere a una serie di compiti, perché deve:

  • analizzare i processi di funzionamento dell’azienda per cui lavora;

  • conoscerne i processi produttivi e l’organizzazione;

  • conoscere le ultime tendenze del mercato e le nuove tecnologie digitali a disposizione;

  • collaborare col management per definire la strategia digitale dell’azienda;

  • collaborare con i tecnici dell’IT per integrare le nuove tecnologie;

  • far “digerire” ai collaboratori e ai dipendenti le nuove tecnologie, vincendone le resistenze;

  • ridurre il gap culturale che esiste tra dipendenti con più esperienza e figure junior e, più in generale, tra i dipendenti e le nuove tendenze della tecnologie.


Cerchi lavoro? Consulta le nostre opportunità

Come lavora un CDO?

Nel suo lavoro quotidiano, un Chief digital officer deve quindi confrontarsi spesso con il consiglio di amministrazione o con l'amministratore delegato, perché la digital strategy deve far parte integrante della strategia complessiva di sviluppo di un’azienda. In alternativa, per le figure più strettamente commerciali, la figura di riferimento è invece il Chief Marketing Office.

Il CDO è dunque generalmente una figura integrata alle dipendenze dirette dell’azienda, ma può essere anche una figura esterna, come un temporary manager, che ha il compito di avviare un’azienda, spesso di piccole o medie dimensione, sulla strada della digitalizzazione.

Ed è un compito che deve svolgere guardando in due direzioni:

  1. all'interno dell’azienda, per condurre il cambiamento;

  2. all’esterno, seguendo la soddisfazione e l’esperienza digitali dei clienti.

Secondo uno studio del 2019 di PwC, basato sull’analisi di 2.500 grandi società, il 21% delle aziende ad azionariato diffuso aveva nominato una figura specifica come CDO, con un lieve aumento rispetto al 19% registrato nel 2016. Tanto che in molti, PwC stessa, si domandando se il mercato non abbia già raggiunto il suo picco.

Ma questo vale soprattutto all’estero, perché in Italia il processo è ancora indietro. Secondo un articolo del Sole 24 Ore del 2018 infatti, soltanto il 5% delle aziende italiane aveva allora un Chief digital officer al loro interno.

Molte aziende si chiedono infatti se sia strategico affidare l’intera digital strategy a una sola persona, e se non sia meglio invece prevedere la creazione di un team più ampio che accompagni la trasformazione dell’impresa.

Che competenze deve avere un CDO?

Essendo una figura professionale e in continua evoluzione, non è facile indicare quali siano le competenze di base per poter diventare un Chief digital officer. Il Cdo non è infatti un tecnico propriamente detto, non è un esperto digitale e basta, deve avere anche conoscenze di marketing, di economia e ottime capacità relazionali per far “digerire” la trasformazione alla società.

Si tratta dunque di una specie di “pilota” alla guida di una nave, attento alle nuove tendenze, che sa valutare gli strumenti messi a disposizione dai tecnici IT propriamente detti per integrarli in modo compiuto nel funzionamento dell’azienda, facendoli diventare opportunità di business.

Sulla base di quanto abbiamo visto, si possono però identificare competenze come:

  • esperienze pregresse approfondite nel settore di riferimento;

  • spiccate capacità di guida, di management;

  • capacità relazionali;

  • conoscenze di IT;

  • conoscenza delle ultime soluzioni proposte dal mercato;

  • digital marketing;

  • big data;

  • e-commerce.


Come si diventa CDO?

Non è facile stabilire un percorso di studi definito per diventare Chief digital officer. Avendo competenze multidisciplinari infatti sono diverse le strade da percorrere per occupare questo ruolo. In genere però un Cdo ha solide competenze informatiche ed economiche, ha frequentato corsi specifici di marketing e digital marketing. Ma ci sono anche CDO laureati in filosofia o in materie diverse dalle solite economiche.

Proprio perché si tratta di una figura emergente e di recente nascita, sono però parecchi gli atenei o le scuole manageriali che stanno proponendo master specifici per Chief digital officer o per Digital transformation manager, integrando nel percorso di studi la conoscenza di tutti gli strumenti digitali necessari a questa figura.

Cerchi lavoro? Consulta le nostre opportunità

​​

Quanto guadagna un Chief digital officer?

Per gli stessi motivi (figura recente, diffusione ancora a macchia di leopardo tra le aziende) non è facile quantificare lo stipendio cui può aspirare un Chief digital officer. Le stime più attendibili però indicano in 50mila euro l’anno il compenso medio di un CDO alle prime armi, poiché ha comunque competenze quasi manageriali. Ma la busta paga può salire fino a 80mila euro l’anno per le figure con più responsabilità, quando diventano dei veri e propri Innovation manager.