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Lavoratori fragili: chi sono e a cosa hanno diritto

Ai lavoratori con patologie pregresse o con rischi di salute spettano particolari tutele se non possono svolgere la propria attività in smart working. Ecco tutte le norme e i chiarimenti dell’Inps



Con lo scoppio della pandemia di Covid 19 è diventato necessario cercare nuovi modi di lavorare, per evitare il più possibile il rischio di contagio sul luogo di lavoro. La misura principale, oltre ai protocolli di sicurezza adottati dalle aziende su distanziamento e sanificazione, è stata la semplificazione delle procedure di accesso allo smart working, il “lavoro agile”, che da fenomeno limitato a poche aziende e pochi lavoratori dipendenti è diventato fenomeno di massa anche in Italia.

Non tutti i mestieri però possono essere svolti in modalità di lavoro agile, per cui si è dovuto intervenire per tutelare quei “lavoratori fragili” che per motivi di salute personali era meglio non frequentassero uffici o fabbriche ma nello stesso tempo non potevano accedere allo smart working.

Per queste categorie di lavoratori sono dunque state inserite tutele particolari, che consentono di assentarsi dal luogo di lavoro equiparando il periodo di assenza a una degenza ospedaliera senza inserire questi giorni nel conto dei giorni massimi di malattia concessi dalla legge, il cosiddetto comporto. Queste tutele sono scadute il 30 giugno 2021, anche se i sindacati hanno già chiesto una proroga al governo.

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Chi sono i lavoratori fragili?

Per definire esattamente chi rientra nella categoria di lavoratori fragili il ministero della Salute è intervenuto con una circolare il 4 settembre 2020, che stabilisce che:

“il concetto di fragilità va dunque individuato in quelle condizioni dello stato di salute del lavoratore/lavoratrice rispetto alle patologie preesistenti che potrebbero determinare, in caso di infezione, un esito più grave o infausto”.

La stessa circolare spiega che non basta l’età per rientrare nella categoria, ma serve piuttosto la compresenza di fattori di salute che comportano per queste persone un maggiore rischio in caso di contagio.



Lavoratori fragili scuola

Quest'ultima precisazione è diventata necessaria anche perché si è acceso un acceso dibattito tra mondo della scuola, sindacati e istituzioni in vista della ripartenza, allora vicina, delle lezioni. Gli insegnanti italiani hanno infatti un’età media piuttosto avanzata e si era posto il problema di quali tutele spettassero loro per limitare le possibilità di contagio. Ma il ministero, con questa circolare, ha chiarito che l’età avanzata non basta per accedere alle maggiori garanzie riservate ai lavoratori fragili.



A quali tutele hanno diritto?

Una volta che il medico competente o le autorità sanitarie hanno accertato la condizione di fragilità della persona, a questa spettano le garanzie definite dal decreto legge del 17 marzo 2020, n. 18. All’articolo 26 la norma stabilisce che il periodo di quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza è equiparato alla malattia e “non è computabile ai fini del periodo di comporto”.

Quel decreto stabiliva che fino al 30 aprile l’assenza veniva equiparata al ricovero ospedaliero sia per i lavoratori con disabilità accertata ma anche a coloro “in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita”.

Il Decreto Sostegni del 22 marzo 2021 è poi intervenuto prorogando fino al 30 giugno 2021 questi diritti dei lavoratori fragili, chiarendo quindi definitivamente che il periodo di assenza non dev’essere computato ai fini del termine massimo di comporto.

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I chiarimenti dell’Inps

Anche l’Inps è intervenuta più volte per chiarire i contenuti dei provvedimenti presi volta per volta dal governo. Lo ha fatto una prima volta col messaggio n. 171 del 15 gennaio 2021, con cui ricorda le modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2021 a seconda del settore di appartenenza del lavoratore.

Per i lavoratori privati messi in quarantena o in permanenza domiciliare la manovra ha infatti eliminato dal 1° gennaio 2021 l’obbligo per il medico di indicare “gli estremi del provvedimento” che hanno dato origine alla quarantena o alla permanenza domiciliare, come invece era previsto nel 2020 dal Decreto Cura Italia.

Col messaggio 1667 del 23 aprile 2021 invece, l’Inps ha ricordato il termine del 30 giugno 2021 per le tutele introdotto dal Decreto Sostegni e sottolineato che di norma l’attività lavorativa, se possibile, va svolta in smart working. In questo caso è possibile anche il cambio di mansione nella stessa categoria o area di inquadramento, come definite dai contratti nazionali, o anche lo svolgimento di attività di formazione professionale da remoto.

Ma soprattutto l’Inps chiarisce che “procederà al riconoscimento della tutela in favore dei lavoratori fragili del settore privato, assicurati per la malattia, dal 17 marzo 2020 al 31 dicembre 2020 e dal 1° gennaio 2021 al 30 giugno 2021”, pur “compatibilmente con la disponibilità e nei limiti delle risorse finanziarie assegnate”, secondo la specifica disciplina di riferimento per la categoria lavorativa e il settore di appartenenza. In questo modo l'Inps ha coperto tutto il periodo pandemico, chiudendo dei "buchi" che erano stati segnalati da vari operatori e associazioni.