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Quali sono le lauree più richieste dal mondo del lavoro?

Quella dell’università da seguire è una delle scelte più complicate e importanti della vita. Tra sogni e realismo, ecco tutte le indicazioni per fare una scelta più consapevole



La scelta del corso di laurea da seguire dopo il diploma di maturità, una volta deciso di proseguire gli studi, è sicuramente uno dei momenti cruciali della vita di ognuno di noi. Come in poche altre occasioni entrano infatti in gioco tutti assieme sogni e aspettative dei ragazzi assieme alle legittime preoccupazioni della famiglia.

Può essere quindi utile gettare uno sguardo alle figure professionali più richieste dal mercato del lavoro per fare una scelta più consapevole. Non per lasciare desideri e sogni nel cassetto, ovviamente, ma per accompagnare con qualche dato utile la scelta, magari facendo coincidere opportunità e obiettivi personali.


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Quale laurea ha più sbocchi lavorativi?

Una delle indagini più interessanti per capire come si sta muovendo il mondo del lavoro è l’indagine di AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, presentata nella sua ultima versione pochi giorni fa. L’edizione 2021 risente ovviamente degli effetti della pandemia da Covid-19, che ha reso più complicato anche per i laureati trovare lavoro, ma è comunque indicativa sul tipo di occupazione e di remunerazione che i neo-laureati possono aspettarsi.

Prendendo però in esame i dati sui laureati 2007-2015 a cinque anni dal titolo, su cui la pandemia ha avuto effetti marginali, emerge che il tasso di occupazione è pari all’88,1% per i laureati di primo livello e all’87,7% per i laureati di secondo livello. A seconda del tipo di corso, il dato diventa dell’88,1% per i magistrali biennali, un valore di poco superiore all’86,3% rilevato per i magistrali a ciclo unico.

Scendendo nel dettaglio dei corsi di studi, e facendo riferimento all’analisi completa AlmaLaurea del 2020, si scopre che a distanza di cinque anni il tasso di occupazione dei laureati magistrali biennali del 2014 è in media dell’87% e vede al primo posto i laureati in Ingegneria con quasi il 94% di occupati:

  • Ingegneria: 93,9%

  • Medico-professioni sanitarie: 91%

  • Architettura: 90,1%

  • Economico-statistico: 89,7%

  • Chimico-farmaceutico: 89,5%

  • Scientifico: 88,2%



Quali sono le lauree meno richieste?

Al di sotto del tasso di occupazione medio dell’87% troviamo invece gli altri corsi, con all’ultima posto l’area dell’insegnamento:

  • Agraria e veterinaria: 85,6%

  • Linguistico: 85,2%

  • Educazione fisica: 83,5%

  • Politico-sociale: 83,3%

  • Geo-biologico: 82,8%

  • Psicologico: 81,3%

  • Letterario: 80,9%

  • Insegnamento: 79,9%



Quali sono le lauree che danno gli stipendi più alti?

Sempre dal rapporto sull’occupazione dei laureati 2020 di AlmaLaurea, emergono anche le retribuzioni mensili dei laureati 2014 a distanza di cinque anni dalla laurea, a fronte di una media totale di 1.512 euro mensili:

  • Ingegneria: 1.807 euro

  • Scientifico: 1.729 €

  • Chimico-farmaceutico: 1.668 €

  • Economico-statistico: 1.634 €

  • Medico/professioni sanitarie: 1.510 €

  • Agraria e veterinaria: 1.434 €

  • Geo-biologico: 1.429 €

  • Architettura: 1.421 €

  • Politico-sociale: 1.402 €

  • Linguistico: 1.341 €

  • Letterario: 1.284 €

  • Educazione fisica: 1.275 €

  • Insegnamento: 1.191 €

  • Psicologico: 1.130 €


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Quali saranno le lauree più richieste nel futuro?

Questo è quello che riguarda il passato, cioè i laureati che le aziende hanno assunto finora. Ma se volessimo guardare al futuro? Per farlo ci viene in aiuto l'indagine curata da Unioncamere e Anpal sui fabbisogni occupazionali delle imprese tra gli anni 2021 e 2025.

L’indagine stima quanti occupati le imprese assumeranno in questo arco di tempo, confrontando questo fabbisogno con i laureati che potranno essere “prodotti” annualmente dall’università, riuscendo così a indicare per quali figure sarà più facile trovare lavoro e per quali invece le aziende dovranno faticare.

Tra 2021 e 2025 le stime prevedono quindi l’ingresso nel mondo del lavoro di circa 1,2 milioni di laureati, per una media annua che può variare da 228mila a quasi 239mila persone, per il 62% nel settore privato. L’analisi individua due scenari, a seconda delle ricadute che la pandemia avrebbe potuto avere al momento della chiusura del report, il 15 marzo 2021: A meno favorevole, B più favorevole.

Fabbisogno di laureati del mercato (media annua)

Offerta neolaureati

(media annua)

scenario A / scenario B


previsioni


Totale laureati


228.000 / 238.600


192.700


Area economico-statistica


36.100 / 39.800


31.500


Giuridico e politico-sociale


39.900 /39.400


28.800


Medico-sanitario


33.500 / 35.300


22.600


Ingegneria


31.500 / 34.600


23.800


Insegnamento e formazione (comprese scienze motorie)


24.600 / 25.000


25.400


Letterario, filosofico, storico e artistico


13.000 / 13.500


13.200


Architettura, urbanistico e territoriale


13.400 / 13.000


6.200


Linguistico, traduttori e interpreti


8.500 / 9.000


10.200


Scientifico, matematico e fisico


8.400 / 8.800


5.500


Psicologico


6.400 / 6.900


7.700


Geo-biologico e biotecnologie


5.900 / 5.700


7.400


Chimico-farmaceutico


4.100 / 4.600


5.900


Agroalimentare


3.000 / 3.100


4.500

Tra i laureati in ingresso i più numerosi sono quindi quelli ad indirizzo economico (oltre 30mila unità), seguiti da ingegneria (circa 24mila l’anno), medico-sanitario e paramedico (circa 23mila unità annue) e dall’indirizzo politico-sociale (20mila l’anno).

Facendo un confronto domanda-offerta, Unioncamere-Anpal stimano quindi che “si potrebbero verificare a livello nazionale situazioni di carenza nell’offerta di alcuni indirizzi (tra cui medico-sanitario, scientifico-matematico-fisico, ingegneria, architettura), mentre per diversi indirizzi si osserva una situazione di equilibrio tra la domanda e l’offerta (per esempio nel gruppo letterario-filosofico e psicologia)”.


L’emergere delle nuove tecnologie

Da segnalare la forte richiesta di competenze tecnico-scientifiche, circa 8mila laureati all’anno, a fronte di 5mila ingressi nel mercato del lavoro, che, scrivono gli istituti “è la conseguenza dell’accelerazione dei processi di digitalizzazione e di automazione indotti anche dalla pandemia”.