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Incentivi assunzioni donne 2021: quello che c'è da sapere

La legge di bilancio 2021 ha introdotto nuovi sgravi contributivi per facilitare l’assunzione di donne da parte dei datori di lavoro privati. Ecco le regole da conoscere e i chiarimenti forniti mese dopo mese dall’Inps



Gli effetti economici della pandemia da Coronavirus hanno colpito in modo particolare giovani precari e donne lavoratrici. Sono soprattutto loro infatti a essere stati espulse per prime dal mondo del lavoro, non appena gli effetti della crisi sanitaria si sono riversati sul sistema economico, perché inquadrate spesso con contratti temporanei o poco tutelati.

Proprio per questo il governo ha introdotto nuovi sgravi contributivi per le imprese che assumono lavoratrici, ampliando così gli incentivi alle assunzioni già previsti per il 2021 e i benefici già esistenti per le donne.



Gli sgravi introdotti dalla legge di bilancio 2021

La legge di bilancio per il 2021 (articolo 1, commi 16-19, legge 30 dicembre 2020 n. 178) ha introdotto lo sgravio del 100% dei contributi dovuti dal datore di lavoro nel caso dell’assunzione di donne nel biennio 2021-2022, pur fissando un limite agli sgravi concessi singolarmente a 6.000 euro annui.

Si tratta di un ampliamento importante rispetto agli sgravi già previsti da tempo, perché introdotti nella misura del 50% da una legge del 2012 che riguardava sempre le assunzioni di donne.

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Chi può richiedere lo sgravio

Come ha chiarito l’Inps con la circolare 32 del 22 febbraio scorso, e poi anche col messaggio del 6 aprile, possono richiedere l’applicazione dello sgravio tutti i datori di lavoro privati, anche non imprenditori, mentre sono escluse le pubbliche amministrazioni, anche se l’elenco degli enti che possono accedere alla misura prevede anche:

  • enti pubblici economici;

  • gli ex istituti di case popolari;

  • le ex Ipab diventate associazioni o fondazioni;

  • le aziende speciali, anche in forma di consorzio;

  • i consorzi di bonifica;

  • i consorzi industriali;

  • gli enti morali;

  • gli enti ecclesiastici.


Le lavoratrici per cui si può chiedere l’incentivo

Gli sgravi contributivi introdotti dall’ultima legge di bilancio riguardano l’assunzione di donne lavoratrici, e in particolare le donne lavoratrici svantaggiate, come ha chiarito sempre l’Inps. Categoria che comprende in particolare:

  1. donne over 50 disoccupate da oltre 12 mesi;

  2. donne di qualsiasi età disoccupate che non abbiano un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi e che risiedono nelle aree svantaggiate, così come indicate dalla “Carta degli aiuti a finalità regionale 2014-2020”;

  3. donne senza impiego retribuito da almeno sei mesi che svolgono professioni in settori “caratterizzati da un’accentuata disparità occupazionale di genere”, chiarisce sempre l’Inps, includendo quindi nell’elenco le professioni che vengono definite ogni anno con un decreto dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali;

  4. donne di qualsiasi età e residenza, che non abbiano un impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi.

Il concetto di “impiego regolarmente contribuito” è riferito non alla forma regolare del pagamento, cioè che questo avvenga in modo legale con tutti i contributi dovuti, ma piuttosto sotto il profilo della sua durata o remunerazione. Ciò significa che non muta la condizione della donna disoccupata anche un lavoro subordinato inferiore ai sei mesi né un lavoro autonomo che ha previsto un reddito inferiore ai 4.800 euro o una collaborazione coordinata e continuativa fino a 8.145 euro.

Affinché lo sgravio venga riconosciuto, bisogna che il requisito della disoccupazione sussista alla data dell’assunzione. Nel caso di un’assunzione a tempo determinato insomma, dev’essere la situazione al momento dell’assunzione, e non del rinnovo del contratto o della trasformazione del rapporto a tempo indeterminato. Mentre nel caso delle trasformazioni a tempo indeterminato di un precedente contratto temporaneo (per cui non è stato richiesto l’incentivo), il rispetto del requisito è richiesto alla data della trasformazione.

Per quali assunzioni spetta l’incentivo

L’incentivo spetta nel caso di:

  • assunzioni a tempo indeterminato;

  • assunzioni a tempo determinato;

  • trasformazioni a tempo indeterminato di un contratto a tempo determinato.

La misura vale anche per il lavoro part time e per le assunzioni effettuate dalle agenzie di somministrazione, ma non per il lavoro intermittente, l’apprendistato e i contratti di lavoro domestico.

Quanto dura l’incentivo per l’assunzione di donne 2021?

Lo sgravio contributivo viene riconosciuto per periodi diversi a seconda della tipologia dell’assunzione effettuata:

  • dura fino a 12 mesi nel caso di assunzione a tempo determinato;

  • per 18 mesi nel caso di assunzioni a tempo indeterminato;

  • sempre per 18 mesi nel caso di trasformazione a tempo indeterminato di un lavoro a tempo determinato.


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A quali condizioni viene riconosciuto l’incentivo?

Per poter richiedere l’incentivo per l’assunzione di donne, è necessario che il datore di lavoro:

  1. abbia regolarmente pagato i contributi previdenziali;

  2. non abbia violato le norme a tutela delle condizioni di lavoro;

  3. rispetti i contratti nazionali di lavoro, oltre che quelli regionali, territoriali o aziendali firmati dai sindacati più rappresentativi.

Quando non spetta l'incentivo?

L’incentivo invece non viene riconosciuto:

  • quando l’assunzione mette in atto un obbligo preesistente;

  • se l’assunzione per cui si richiede l’incentivo viola il diritto di precedenza di un altro lavoratore;

  • quando l’azienda ha messo in atto sospensioni dal lavoro dovute a crisi o riorganizzazioni aziendali, tranne quelle legate all’emergenza sanitaria da Covid-19;

  • se l’assunzione viene proposta da un datore di lavoro riconducibile ad altra società che ha licenziato la donna per cui viene richiesto l’incentivo.

L’Inps, nella stessa circolare, ha anche chiarito come viene calcolato esattamente l’incremento occupazionale netto e quali altri incentivi sono cumulabili con le misure del 2021