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Colloquio, tutto quello che c'è da sapere

Ci sono pochi eventi, professionali e non, capaci di suscitare tensioni e preoccupazioni quanto il colloquio di lavoro. È un momento cruciale che provoca ansie e speranze, specialmente quando contiamo su quel posto di lavoro per dare una svolta alla nostra vita. Proprio per questo bisogna prepararsi attentamente e affrontare il confronto nel modo giusto, convinti delle proprie potenzialità ma aperti alle necessità e alle richieste dell’azienda.

Ecco, dunque, una lista delle cose che bisogna fare o tenere a mente prima (per esempio, capire quando cambiare lavoro), durante e dopo un colloquio. Così potrete accrescere le vostre possibilità di avere successo ed evitare errori dovuti a ingenuità o inesperienza.

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Cos’è un colloquio di lavoro?

È bene dunque riflettere innanzitutto su cosa sia un colloquio di lavoro e a cosa serva. Nel colloquio il responsabile delle risorse umane o l’agenzia di lavoro incaricata dall’azienda ha la necessità di individuare i candidati più idonei alle sue esigenze e capirne le potenzialità per scommettere su di lui. Ogni assunzione è infatti un po’ come un investimento, che l’azienda farà solo dopo aver valutato attentamente le caratteristiche di ogni candidato.

Il primo modo di conoscere un candidato è dunque il suo curriculum, che funge da biglietto da visita - attenzione per esempio alla foto- e serve a fare una prima scrematura fra i profili. Il colloquio vero e proprio è dunque la seconda fase del processo di selezione del personale, quella che consente di conoscere la persona dal vivo, valutandone attitudine, modo di esprimersi e presentarsi.

Quanti tipi di colloquio esistono?

Esistono quattro tipologie di colloqui:

Nel primo caso, i più frequenti, l’incaricato della selezione vuole approfondire la conoscenza personale del candidato, mentre nei colloqui di gruppo può valutare anche il modo di relazionarsi e posizionarsi rispetto agli altri. I colloqui di gruppo sono spesso usati in processi di selezione in aziende medio grandi e possono rappresentare una fase del processo che porta all’individuazione dei candidati con cui si svolgerà l’approfondimento individuale.

I colloqui telefonici solitamente rappresentano la fase inziale del processo, in cui il selezionatore verifica se il candidato possiede le caratteristiche principali richieste dalla posizione e la sua disponibilità ad essere inserito nel processo.

I colloqui in video-conferenza, oggi sempre più comuni dopo lo scoppio della pandemia da Covid-19, equivalgono ad un colloquio individuale e le regole sono più o meno le stesse, curando però ovviamente l’ambiente casalingo in cui si svolge: bisogna scegliere un luogo tranquillo, senza la possibilità di rumori molesti, e nel caso di chiamate via Skype o Zoom curare anche l’aspetto dell’ambiente che ci circonda, scegliendo una camera ben illuminata e il più possibile “professionale”. Oltre che, naturalmente, l’abbigliamento e il proprio aspetto.

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Come ci si prepara per un colloquio?

Si potrebbe dire che il successo a un colloquio si costruisce in gran parte prima del giorno fatidico. Nel senso che la preparazione è molto importante per fare buona impressione e valorizzare al meglio le proprie competenze. Ecco alcune cose da tenere presente:

  • 1. Studiare l’azienda che vi deve valutare. Una delle cose da evitare assolutamente in fase di colloquio è dimostrare di non conoscere l’impresa cui ci stiamo presentando, perché questo dimostra scarso interesse per il posto di lavoro per cui ci proponiamo. Per questo affrontando un colloquio la prima cosa da fare è studiare attentamente il sito internet dell’azienda, eventuali articoli usciti su di essa sulla stampa o su internet. Si possono anche consultare i social network aziendali, che sono spesso più aggiornati e comunicano con più frequenza i valori e gli interessi della società.

  • 2. Scegliere attentamente l’abito. L’abito che scegliete per affrontare il colloquio è importante, perché come il curriculum, rappresenta un biglietto da visita per chi vi conosce per la prima, e spesso unica, volta. Scegliete dunque un abito formale ma non eccessivamente elegante. Anche gli accessori non devono essere eccessivi, così come il profumo: non importa e anzi può essere controproducente e farci sembrare fuori luogo. Nella scelta dell’abito poi bisogna anche considerare il ruolo e il tipo di azienda per cui ci si sta candidando: il colloquio per una funzione creativa può sopportare un abbigliamento informale, uno per la scelta di un dirigente richiede quasi sempre giacca e cravatta. Come si fa a essere sicuri? Qualche suggerimento può venire ancora una volta dal sito internet dell’azienda, nella sezione in cui vengono presentati i membri dello staff. Se nelle foto sono tutti incravattati, forse è il caso di non presentarsi in abiti informali.

  • 3. Preparare un discorso. Nella prima fase del colloquio  verrà chiesto di presentarsi brevemente, mentre nella seconda di approfondire le vostre esperienze professionali. In entrambi i casi bisogna arrivare preparati, con discorsi già testati a casa, da soli o in compagnia, per non apparire nervosi fin dalle battute iniziali del confronto.

  • 4. Attenzione alla comunicazione non verbale. Non tutto si dice con le parole; a volte i gesti, il tono di voce, il movimento del volto e delle braccia dicono più di voi che una risposta ben costruita. Attenzione quindi a non tenere le braccia conserte, a parlare sottovoce o senza mai guardare il vostro intervistatore: son tutti modi che comunicano  insicurezza o chiusura nei confronti della persona che abbiamo davanti.

Quali sono le fasi del colloquio?

La puntualità è importante, senza arrivare con troppo anticipo per non complicare l’attività dell’azienda. Dieci minuti di anticipo vanno benissimo, il tempo necessario per presentarsi e segnalare la vostra presenza. Quando arriva il proprio turno si deve salutare in modo cordiale, con una stretta di mano decisa ma non troppo pesante, sorridendo e sedendosi solo assieme o dopo gli altri.

La prima fase è quella di presentazione generale, che serve anche per rompere il ghiaccio. Normalmente quindi le prime domande da colloquio sono piuttosto generiche, come “Ci parli di lei” o “Si presenti”. Molti candidati entrano in difficoltà perché ritengono che si tratti di domande troppo generiche, ma al contrario sono utili al recruiter per vari motivi.

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Questo primo discorso di presentazione infatti serve al selezionatore per avere alcune conferme sul curriculum che ha già esaminato e vedere come il candidato sa presentarsi. Occorre presentarsi da professionisti, ripercorrendo velocemente gli studi principali e la carriera professionale, raccontando le aziende per cui si è lavorato, i compiti già ricoperti e le responsabilità assunte. In questa fase si possono raccontare anche brevemente le proprie passioni personali, senza però dilungarsi troppo.

Tra le domande più frequenti che possono essere fatte a questo punto del colloquio ci sono “Ci racconti tre suoi pregi e tre difetti”, oppure “Quali sono i suoi punti di forza e di debolezza”.

Per rispondere alla domanda dovete prepararvi al meglio, presentando gli argomenti con sincerità ma anche un po’ di astuzia. Concentratevi quindi sui punti di forza che possono essere utili nella posizione per cui vi candidate e siate sinceri sulle aree di debolezza, che sono il lato umano di ognuno e che comunque potete mettere in luce come il lato ombra di un valore o un aspetto di cui siete consapevoli e su cui state cercando già di lavorare.

Le domande più frequenti sulla vita professionale

Nella seconda fase del colloquio viene invece approfondita la vostra vita professionale e i motivi che dovrebbero spingere l’azienda a scegliere proprio voi al posto degli altri. Nel raccontare più nel dettaglio il vostro curriculum cerca di rispondere in modo onesto, senza esagerare sulle responsabilità e sui ruoli che avete ricoperto, perché potreste dare una cattiva impressione. Avrete davanti professionisti abituati a valutare curriculum e persone da molto tempo, si accorgerebbero se falsate o esagerate alcuni aspetti del vostro cv o delle vostre competenze.

In questa fase le domande fatte più spesso sono:

  • Perché dovremmo assumere proprio lei?

  • Perché vuole questo lavoro?

  • Quali sono i vantaggi che porterebbe all’azienda una volta assunto?

  • Quali sono stati i principali successi nella sua vita professionale?

  • Quali sono gli obiettivi che ha raggiunto?”.

In tutti questi casi il selezionatore vuole capire se oltre alla vita professionale avete delle doti personali o soft skills che sono molto ricercate dalle aziende. Si tratta di motivazione, dedizione al lavoro, spirito critico, capacità di risolvere problemi e lavorare in team. Il recruiter vuole capire se saprete integrarle in modo efficace in azienda. Bisogna quindi rispondere concentrandosi sugli aspetti che mettano in luce queste caratteristiche, dimostrando di avere obiettivi chiari ma realistici e saper raccontare come abbiamo affrontato e risolto le difficoltà incontrate in passato.

In ogni fase del colloquio è poi utile manifestare interesse per il posto di lavoro e l’azienda che ci sta valutando. Poiché si tratta di un confronto potrete fare domande, per esempio sui compiti che l’azienda intende affidarvi, su cosa si aspetta l’impresa da voi, sulla cultura aziendale e sulle eventuali possibilità di carriera che offre.

Un tema delicato da affrontare è sempre la retribuzione offerta per la posizione ricercata o la retribuzione attesa. Solitamente non è utile introdurre questo tema al primo colloquio ed in generale è sempre bene lasciare che sia il selezionatore a parlare di questo argomento.  E’ bene però essere preparati perché si tratta di un momento normale nel corso del processo di selezione. Occorre  sapere indicare esattamente quale è la retribuzione (Ral) attualmente percepita e qual è il proprio contratto di lavoro e quali sono gli eventuali altri benefit di cui si gode, che darebbero subito un’impressione sbagliata.

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Le parole chiave per avere successo nel colloquio

Ci sono alcuni concetti dunque che bisogna sempre tenere a mente quando si affronta un colloquio, come abbiamo visto:

  • credibilità: bisogna essere credibili nel raccontare la propria vita professionale;

  • motivazione: bisogna mostrarsi motivati e convinti delle proprie capacità e del vostro interesse;

  • essere se stessi: bisogna essere spontanei e onesti nel raccontarsi;

  • talento: bisogna concentrarsi sui propri punti di forza e spiegare con chiarezza le proprie potenzialità;

  • sfide: bisogna dimostrare la capacità di affrontare le sfide che potrete incontrare sul lavoro;

Tutto questo va fatto con chiarezza, coerenza e curiosità, tre aspetti molto ricercati da tutte le aziende e da tutti i selezionatori.



Clara Bez, HR Director Kelly Services