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Le differenze tra capo e leader

​Non tutti i manager sono uguali. Quelli che fanno crescere veramente il proprio team sanno stimolare i propri collaboratori a dare il meglio di sé


Cosa fa di un dirigente o di un manager, un buon dirigente? Quali suoi comportamenti e caratteristiche personali riescono a coinvolgere i collaboratori nel raggiungimento degli obiettivi, con benefici finali per le persone e per la società che guida? In sostanza, quali sono le differenze tra capo e leader?

Le biblioteche sono piene di saggi e studi che insegnano cosa dovrebbe fare, o non fare, un dirigente per motivare la propria squadra. Articoli sul team building, sulla capacità di fare squadra, sulle regole da seguire per guidare meglio la propria azienda o il proprio gruppo professionale.

Perché se è vero che ci sono tanti capi, pochi di loro possono dirsi leader. Le differenze tra i due ruoli individuate di volta in volta dagli esperti sono varie e analizzano sia i comportamenti, che gli effetti a lungo termine che questi hanno sulle persone che lo circondano.

Sono le stesse parole che attivano fin dall’inizio sentimenti contrapposti. Il capo, dal latino caput, testa, suscita per lo più sensazioni negative che si collegano all’autorità, agli ordini, alle punizioni impartite in virtù della propria posizione. Il capo dunque suscita paura il leader invece, dall’inglese to leadguidare, dà l’idea di una persona che dalla testa di un gruppo lo porta avanti tutto assieme, facendone però pienamente parte. Un vero leader dà agli altri la direzione che lui, assieme al suo gruppo, ritiene giusta.

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Una differenza di comportamento

C’è quindi una forte differenza non di ruolo, perché sia il capo che il leader prendono decisioni e hanno la responsabilità di un team, ma di atteggiamento, di modus operandi.

- Il capo sa e dirige, il leader guida.

- Il capo dà ordini, leader è colui che ispira e istruisce.

- Il capo fa paura e provoca timore, mentre il leader spinge a dare il meglio di sé.

- Il capo inoltre è legittimato dal suo ruolo, ha autorità, mentre il leader viene riconosciuto come tale non soltanto perché qualcuno ha deciso di metterlo in quel posto, ma perché si guadagna la stima di tutti dalla sua posizione.

- Il capo decide, gli altri eseguono. Il leader invece sa delegare i compiti, coinvolgendo le altre persone, che fa sentire capaci. E per farlo deve avere fiducia nei suoi collaboratori, spingendoli a dare il meglio di sé.

Caratteristiche del capo

La caratteristica propria del capo è il controllo. È lui che dirige il “suo” gruppo, impartisce gli ordini e conosce gli obiettivi da raggiungere, e non esita a rimproverare chi non fa bene il suo ruolo con punizioni, ammonizioni, nel caso licenziamenti.

Perché se non si raggiungono gli obiettivi (profitti, vendite…) bisogna individuare il responsabile della disfatta. Che normalmente non è mai lui stesso, perché tra le capacità di un capo raramente c’è l’autocritica. D’abitudine poi il capo dice io il leader dice noi.

I punti di forza del leader

Il campo d’azione del leader è piuttosto quello della collaborazione. Perché il buon leader ha empatia, sa capire la situazione in cui lavorano le persone che guida e sa che creare un buon clima sul posto di lavoro dà una spinta formidabile alla crescita dell’impresa.

Perché tutti si sentono partecipi del progresso del gruppo, che il leader sa stimolare con gli incentivi giusti, riconoscendo le qualità e i risultati ottenuti da tutti, suscitando gli altri a dare il meglio di sé. O, al contrario, sa anche assumersi la responsabilità degli insuccessi e costruire da questi una possibilità di riscatto, un insegnamento per il futuro. Perché il vero leader è abituato a dire noi.

Tanti capi, pochi leader

Una ricerca della società di consulenza statunitense Gallup, mostra che soltanto una persona su 10 ha reali capacità di guidare un’azienda, e che le imprese sbagliano a scegliere il candidato con le qualità giuste per quel ruolo nell’82% dei casi. Mentre altri studi mostrano che al 60% dei dipendenti pensa di cambiare lavoro a causa di un pessimo capo. Essere capo o leader quindi ha conseguenze dirette sui risultati aziendali.

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Le 5 cose da fare per non essere un pessimo capo

Proprio partendo da queste considerazioni, il settimanale statunitense Inc. ha fatto un elenco delle capacità che servono a un capo per migliorare la sua leadership.

1. Rifletti su te stesso. Ogni cambiamento deve partire da un’autoanalisi: prenditi del tempo per esaminare cosa sta andando e cosa no nella tua vita personale, perché il confine tra casa e ufficio è più labile di quel che pensi. Analizzare quel che non va a casa ti aiuterà anche a presentarti con più positività ai tuoi dipendenti.

2. Crea un ambiente di sicurezza psicologica. Questo dipende molto da come un manager reagisce agli errori dei dipendenti. Invece di rimproveri che creano insicurezza e spingono le persone a rifugiarsi nell’abitudine, è utile domandare cosa abbia insegnato l’errore, per spingere a migliorarsi e sperimentare.

3. Ascoltare i dipendenti. Quando le persone si sentono ascoltate si crea un clima di fiducia e lealtà

4. Concentrati sui punti di forza. Insistere sui talenti delle persone, piuttosto che sulle loro debolezze, le spinge ad agire e mettersi alla prova, con ricadute positive sull’intero team.

5. Coltivare un atteggiamento di crescita. La convinzione di essere una realtà in cambiamento, un work in progress, contribuisce a far maturare il team.