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Come imparare a dire di no

Quando rispondiamo negativamente a una richiesta entrano in gioco fattori sociali e cognitivi che complicano la decisione. Ma con alcuni accorgimenti si può far accettare agli altri i nostri bisogni


Perché può diventare dannatamente difficile dire di no? Perché di fronte a una richiesta che sappiamo di non volere o potere accogliere cominciamo a rimuginare, entrando in confusione? E perché ci troviamo a pensare per quale motivo abbiamo risposto di sì, sempre dopo averlo fatto?

Le ragioni di questo comportamento sono diverse, si collegano al modo in cui siamo educati fin da bambini e alla necessità di essere accettati dagli altri. Ma anche al modo in cui siamo abituati a vivere e giudicare noi stessi. Entrano quindi in gioco quindi sia motivi cognitivi che sociali.

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L'importanza dell'educazione

Il primo fattore che entra in gioco quando vorremmo rispondere di no ma non ci riusciamo è l’educazione. Da sempre infatti ci hanno insegnato piuttosto a dire di sì ed essere disponibili verso gli altri, per non urtare le persone e contribuire in modo positivo allo sviluppo della società. Negarsi sempre arroccandosi nel proprio fortino, infatti, alla lunga provocherebbe repulsione e isolamento.

Il ruolo della società

Da qui deriva l’altro meccanismo profondo che ci spinge a dire più facilmente di sì: il timore di essere esclusi e il giudizio degli altri. Proprio perché l’educazione ci porterebbe a essere gentili con gli altri, siamo portati a ritenere maleducato chi risponde di no alle nostre richieste. E di conseguenza proiettiamo su noi stessi lo stesso giudizio quando ci troviamo in queste situazioni.

Il problema del senso di colpa

E qui entra in gioco una conseguenza immediata: il senso di colpa. Se non siamo disponibili e non accontentiamo le richieste che ci vengono fatte, come si sentirà chi ci ha fatto la domanda? Sarà quindi colpa tua se il tuo amico/collega/conoscente si sentirà male e ti sentirai in colpa per aver detto di no.

In realtà tutti questi meccanismi sono legittimi e comprensibili, ma possono essere corretti se si analizzano con più lucidità le proprie esigenze e la propria autostima. Senza per questo diventare degli egoisti ingrati. Hai quindi il diritto di dire ciò che pensi, senza preoccuparti ogni volta delle conseguenze.

Tra autostima ed egoismo

Partendo proprio dall’egoismo, è utile comprendere che questo non sia tanto “fare sempre ciò che ci pare”, quanto piuttosto “volere che gli altri facciano ciò che vogliamo noi”. Tenere conto delle nostre esigenze e imparare ad ascoltare i nostri bisogni e i nostri desideri, insomma, non significa essere degli egoisti. Può diventarlo quando si esagera, ma non significa che sia sempre così. I nostri desideri, i nostri bisogni e anche i nostri limiti, insomma, non sono meno importanti di quelli degli altri.

Anche perché riconoscere sempre un’importanza maggiore ai desideri degli altri può significare avere una scarsa autostima di te stesso. Con la conseguenza che ogni no che non diciamo rischia di trasformarsi in un colpo all’importanza che diamo a noi stessi. Viceversa, dire di no significa farsi riconoscere come persona dagli altri, con le proprie legittime aspirazioni ed emozioni. E questo potrebbe persino aumentare la stima che gli altri hanno di noi. È quello che si chiama assertività, la capacità di esprimere la propria personalità.

Una questione di valore

Da queste poche considerazioni si comprendono tutte le conseguenze negative che può portare il dire sempre di sì. Dire sempre sì ti porterà ad avere meno stima per te stesso e meno tempo per quello che vuoi realmente fare (stare con la famiglia, riposarsi, dedicarsi a un hobby o allo sport). Ma darai anche l’impressione di essere sempre a disposizione, contribuendo spesso a diminuire il tuo “valore” ai loro occhi.

C’è poi un altro aspetto: dire sempre di sì non significa cementare una relazione, ma molte volte esattamente il contrario. Se un amico mi chiede di fare una cosa che non voglio fare e io sono sempre disponibile, alla lunga questo comportamento contribuirà a sgretolare la relazione perché verrà accompagnato da sensazioni negative.

Come si può imparare a dire di no?

Dopo aver capito le ragioni profonde per cui spesso vale la pena dire di no in molte occasioni, ecco una lista di cose da tenere presente quando devi prendere una decisione.

1. Rispondere in modo chiaro: se hai deciso di rispondere di no a una richiesta, fallo capire subito, senza troppi tentennamenti. Una titubanza potrebbe spingere l’altro a insistere, mettendoti ancora più in difficoltà;

2. Motiva la risposta ma non dare troppe giustificazioni: non c’è bisogno di spiegare tutte le ragioni che ti spingono a dire di no. È sufficiente un “non me la sento”, un “preferisco di no” o un “ho già un impegno” piuttosto che esporre ragioni personali o attività che l’altro non è tenuto a sapere;

3. Non essere sgarbato: dire di no non significa essere maleducato. Per questo prima di motivare un rifiuto può essere una buona idea ringraziare chi ti ha fatto la richiesta. “Grazie per aver pensato a me, ma non riesco proprio a fare quel che mi chiedi”, oppure “mi dispiace davvero, ma stasera non posso proprio”;

4. Prenditi del tempo: spesso può essere utile prendersi una pausa per rispondere alle richieste. Questo ti consentirà di riflettere bene su ciò che stai facendo, analizzare i pro e i contro e infine motivare la tua decisione;

5. Prepara una via d’uscita: il no può essere accompagnato da un’alternativa per rendere meno brusca la tua risposta. Magari non si può accettare un invito per oggi, ma lo si può fare per domani, per esempio.

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Come fare sul lavoro?

Tutto questo ovviamente diventa più complicato sul posto di lavoro, dove la struttura gerarchica impone spesso di fare cose sgradite. Analizzati bene gli spazi di manovra consentiti, però, è sempre possibile suggerire che la cosa che ci viene chiesta di fare è troppo.

Per esempio dicendo che ci si sta già impegnando molto, anche con degli straordinari, e che accettare la richiesta significherebbe compiere peggio altri compiti. Oppure si può ringraziare della stima dimostrata con la richiesta, rimandando la partecipazione al progetto proposto a un altro momento più libero. O, ancora, provare a chiedere se ci sia un modo per non sovrapporre l’attività proposta con quelle già in essere, per non compromettere il buon esito di entrambe. In questi casi, la buona volontà sarà comunque apprezzata dal nostro interlocutore.