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III parte del sondaggio: “Kelly Global Workforce Index”

Formazione e scuola: India batte Svezia


Kelly Services, multinazionale americana fondata nel 1946 a Detroit, è specializzata nel settore delle risorse umane ed opera in 37 paesi del mondo tra cui l’Italia. In seguito ai notevoli riscontri ottenuti negli anni passati, Kelly Services ha proseguito il progetto “Kelly Global Workforce Index” conducendo una nuova indagine internazionale dedicata alle opinioni dei lavoratori sul mondo del lavoro.

Il nuovo progetto ha coinvolto 33 dei paesi del mondo in cui è presente Kelly Services dando voce a più di 115.000 lavoratori, di cui 17.000 in Italia. Ancora una volta ad essere presi in esame sono stati i principali temi di attualità legati all’attuale mondo del lavoro, quali il processo di ricerca di un lavoro, la possibilità di un cambiamento di lavoro, la formazione, il rapporto tra salute e lavoro, la pensione ed il giudizio dei lavoratori sul Management.

La terza parte del nuovo sondaggio “Kelly Global Workforce Index” ha analizzato le tematiche relative a formazione e mondo del lavoro.

Il 51% dei lavoratori nel mondo è convinto che il sistema formativo del proprio Paese non sia in grado di preparare in modo soddisfacente alla vita lavorativa. I più critici della “classifica” sono gli svedesi, che solo nel 26% del campione si esprimono positivamente, mentre indiani (69%) portoricani (67%) e thailandesi (65%) dichiarano il più alto livello di soddisfazione verso scuola e formazione.

In Italia il giudizio è meno netto con un quasi pari merito tra contestatori (38%) e fautori (39%) del modello didattico in uso e una percentuale significativa (24%), che non prende una posizione sul tema.

Diverso, inoltre, il giudizio espresso sulla qualità dei corsi e master post universitari, considerati dal 65% del campione coinvolto nel sondaggio utili e propedeutici all’attività lavorativa anche se, in molti (dato globale 69% e 68% dato Italia) preferirebbero che fosse sviluppato maggiormente l’aspetto pratico piuttosto che la preparazione teorica.

I dati dell’analisi Kelly Workforce Index confermano quanto già più volte emerso nel dibattito politico ed economico del Nostro Paese - dichiara  Stefano Giorgetti  Direttore Generale di Kelly Services Italia – In una realtà sempre più competitiva e internazionalizzata eliminare il gap esistente tra scuola e mondo del lavoro è diventata una necessità impellente che può essere soddisfatta solo dando maggiore spazio a prove pratiche anche in ambito scolastico e universitario, riformando il sistema in direzione di una maggiore personalizzazione dei corsi per rispondere ai bisogni dello studente e soprattutto delle aziende”.

Venendo al dato nazionale, gli italiani che grazie alla preparazione scolastica si trovano meglio in ambito lavorativo sono gli ingegneri e gli operatori dell’area scientifica (46%), seguiti dalle facoltà di Economia (44%) mentre i percorsi formativi meno efficaci sarebbero quelli dell’area retail e vendita.

Nonostante le tante critiche mosse all’istituzione scolastica, ben il 69% dei lavoratori intervistati da Kelly Services a livello globale dichiarano che, con il senno di poi, avrebbero preferito proseguire gli studi anche dopo la qualifica attualmente raggiunta: ai primi posti della hit list dei “pentiti” giapponesi (86%), indonesiani (85%) e turchi (84%) mentre, a sorpresa, i tedeschi occupano l’ultima posizione (31%). Ma, oltre alla durata, anche l’iter scolastico (63% dato globale e 52% dato nazionale) e l’impegno dedicato allo studio sono motivo di ripensamenti. Il sondaggio fotografa, infatti, una generazione di lavoratori (oltre il 60%) che, ipotizzando di tornare sui banchi di scuola, è convinta che sarebbe sicuramente più diligente. Questo è particolarmente vero per i cinesi (87%) e giapponesi (84%) ma anche per gli italiani (52%).

Secondo le rilevazioni condotte da Kelly Services, infatti, il 18% del campione intervistato non è soddisfatto del proprio percorso professionale, anche se esistono differenze molto marcate da paese a paese. Il record negativo è detenuto dal Messico (65%), seguito da Ucraina (42%) e Turchia (40%), mentre l’Italia si colloca al 10 posto (17%) della classifica insieme a Francia e Svizzera.

Venendo al dato nazionale, il Molise è la regione a più altro tasso di lavoratori scontenti della carriera intrapresa (25%), mentre i valori più bassi si registrano in Basilicata (10%) e in Umbria (12%). Tra le ragioni più frequentemente citate dagli italiani come ostacolo al cambio di carriera il fattore finanziario (44%), il tempo necessario alla riconversione (37%) e la famiglia (18%).

Il problema della formazione è strettamente correlato all’insoddisfazione che molti lavoratori manifestano nei confronti del proprio percorso professionale - commenta Stefano Giorgetti – non a caso quasi un lavoratore su 5 ammette di aver sbagliato lavoro, e il rapporto sale ulteriormente se si considera la sola popolazione femminile. Individuare la corretta carriera professionale è una scelta di estrema importanza per due ordini di ragioni: sul piano personale, perché garantisce ad ogni individuo di potersi impegnare in un’attività che lo coinvolga come persona, riducendo il rischio di alienazione, e dal punto di vista manageriale, perché avere dipendenti soddisfatti del proprio lavoro significa poter contare su una squadra motivata e quindi efficiente. Per questo, se dovessi dare un consiglio alle persone che dopo un’attenta riflessione decidono di dare una svolta alla propria vita professionale, mi sentirei di suggerire, dove possibile, di sfruttare la posizione attualmente occupata per spostamenti orizzontali nell’azienda in cui si è già operativi”.

Milano, Giugno 2008

KGWI 2008

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