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IV parte del sondaggio: “Kelly Global Workforce Index”

Pasta e lavoro: questa la ricetta italiana dell'elisir di lunga vita

 

Kelly Services, multinazionale americana fondata nel 1946 a Detroit, è specializzata nel settore delle risorse umane ed opera in 37 paesi del mondo tra cui l’Italia. In seguito ai notevoli riscontri ottenuti negli anni passati, Kelly Services ha proseguito il progetto “Kelly Global Workforce Index” conducendo una nuova indagine internazionale dedicata alle opinioni dei lavoratori sul mondo del lavoro.

Il nuovo progetto ha coinvolto 33 dei paesi del mondo in cui è presente Kelly Services dando voce a più di 115.000 lavoratori, di cui 17.000 in Italia. Ancora una volta ad essere presi in esame sono stati i principali temi di attualità legati all’attuale mondo del lavoro, quali il processo di ricerca di un lavoro, la possibilità di un cambiamento di lavoro, la formazione, il rapporto tra salute e lavoro, la pensione ed il giudizio dei lavoratori sul Management.

La quarta parte del nuovo sondaggio “Kelly Global Workforce Index” ha analizzato il rapporto tra salute e lavoro.

Secondo i risultati della ricerca, il 73% degli italiani crede che l’esercizio della propria professione non influisca negativamente sul proprio equilibrio psicofisico e il 77% è addirittura convinto che anche nel futuro il lavoro non sarà causa di danni alla salute. Un quadro confortante che, pur evidenziando aree di possibile miglioramento, mette in luce come le condizioni di lavoro in Italia non siano migliori solo di quelle dei proverbialmente stressati colleghi giapponesi (il 60% si è ammalato a causa del lavoro e il 22% è convinto che ciò accadrà in futuro), ma superino di gran lunga anche la media ottenuta nei 33 Paesi coinvolti nell’indagine, tra i quali la Francia, la Germania e gli USA.Venendo al dato nazionale, sembra che la causa principale del “mal di lavoro” -che per circa il 10% del campione si traduce in stati di insonnia cronica- sarebbe la mancanza di una corretta valorizzazione dell’attività svolta (indicata dal 17% del campione), seguita dall’assenza di spirito di squadra (12%), che occupa il secondo posto della “black list” a pari merito con l’ansia da prestazione dovuta ad eccessive pressioni psicologiche. Assenti dai vertici della lista nera italiana il monte ore lavorato e l’eccessiva sedentarietà, che guidano invece la classifica a livello globale.

Nonostante non esista uniformità di giudizio da parte del campione internazionale sulle condizioni lavorative, la grande maggioranza degli intervistati (70% dato globale, 89% dato Italia) concordi sulla necessità che il datore di lavoro si interessi alla salute dei propri dipendenti, per esempio stipulando convenzioni con strutture sportive, predisponendo visite mediche di controllo o promuovendo seminari e convegni in cui si discuta di nutrizione e più in generale di tematiche legate all’ healthcare.

Le tante ore trascorse in ufficio e il ruolo che la professione svolge nella costruzione dell’identità individuale rendono evidente perché, per conservare lo stato di buona salute, sia indispensabile lavorare in un contesto stimolante e sereno – dichiara Stefano Giorgetti, Direttore Generale di Kelly Services Italia, che aggiunge – Se a questo si aggiunge l’importanza che il benessere fisico dell’individuo gioca anche sulla resa intellettuale, e quindi lavorativa, appare chiara la ragione per cui sempre più spesso nella letteratura manageriale la cura della salute dei dipendenti venga indicata come una priorità strategica”.

L’ultima parte della ricerca è, infine, dedicata al numero di giornate di malattia prese dai lavoratori nel corso del 2007. È interessante osservare come, sebbene il 91% del campione si sia dichiarato in buona salute, la percentuale di lavoratori che nello scorso anno si sono assentati dall’ufficio per tre o più giorni a causa di disturbi alla salute sia del 30%. La discrepanza tra i valori si spiega probabilmente ammettendo che, in alcuni casi, i dipendenti si siano finti malati. Ipotesi confermata anche dalle dichiarazioni raccolte dai ricercatori che hanno realizzato il Global Kelly Work Force Index, secondo i quali ben il 15% dei lavoratori ha utilizzato il permesso per malattia, assentandosi almeno un giorno, senza reali ragioni.

Vincono la medaglia d’oro per l’assenteismo ingiustificato i tailandesi, ma la vera sorpresa è che, stando ai dati di Kelly Services, lo stereotipo dell’italiano “scansafatiche” diviene privo di fondamento: mentre, infatti, il 27% dei giapponesi, il 20% dei danesi e il 16% dei tedeschi avrebbero mentito sullo stato della propria salute per guadagnare un giorno di riposo senza consumare giorni di ferie, solo l’8% degli italiani sarebbe ricorso a questo espediente. Un record virtuoso battuto solo dalla Spagna e dalla Francia, e comunque nettamente inferiore alla media globale, che si attesta a quota 15%.

Milano, Settembre 2008

KGWI 2008

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