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IV parte del sondaggio Kelly Global Workforce Index

Allievi e maestri. Kelly Services mette a confronto tre generazioni di lavoratori

 

Kelly Services, multinazionale americana fondata nel 1946 a Detroit, è specializzata nel settore delle risorse umane ed opera in 40 paesi del mondo tra cui l’Italia. In seguito ai notevoli riscontri ottenuti negli anni passati, Kelly Services ha proseguito il progetto “Kelly Global Workforce Index” conducendo una nuova indagine internazionale dedicata alle opinioni dei lavoratori sul mondo del lavoro.

Diversi nello stile di comunicazione ma non nelle pretese economiche. Queste le caratteristiche che connotano le diverse generazioni (Gen Y età 18-29; Gen X età 30-47 e Baby Boomers età 48-65) di lavoratori italiani e che rappresentano un fattore di particolare attenzione per i manager chiamati a coordinarli. E’ quanto emerge dal KGWI (Kelly Global Workforce Index), l’indice che Kelly Services, multinazionale americana che opera nella fornitura di soluzioni per le risorse umane, ha realizzato su un campione di oltre 100.000 lavoratori di 34 paesi, di cui 6.000 italiani,   avvalendosi della collaborazione di un istituto di ricerca indipendente.

Differenze che, anche se rappresentano una possibile causa di attriti tra i dipendenti, se ben gestite costituiscono invece un’opportunità di crescita. A pensarla così non sono solo i capitani d’impresa ma anche gli stessi lavoratori: quasi il 60% degli italiani crede, infatti, che la diversità intergenerazionale non rappresenti un ostacolo per la produttività e per circa due terzi di questi (37% del dato complessivo riferito all’Italia) sarebbe addirittura una spinta a migliorare le proprie performance. Un’opportunità che viene riconosciuta anche dai colleghi di altri Paesi. In Germania, per esempio, il 63% degli intervistati è convinto che le differenze d’età in ufficio aiutino la produttività e su quote simili si attestano anche la vicina Francia (62%) e il Portogallo (55%).

Quando le differenze tra gruppi d’eta vengono effettivamente valorizzate – osserva Stefano Giorgetti, Direttore Generale di Kelly Services in Italia – esse determinano una spinta verso il miglioramento della creatività e della produttività, perché il confronto tra visioni divergenti favorisce la generazione di nuove idee e modalità di business”.

Nonostante “a parole” la maggioranza dei lavoratori si schieri a favore di un mix d’età in ufficio, il 46% del campione del Bel Paese deve ammettere di aver vissuto in prima persona momenti di tensione dovuti a “competizioni intergenerazionali”. Un dato che posiziona l’Italia circa a metà del ranking stilato da Kelly Services, dominato nelle prime posizioni da Paesi dell’Est (sia Asia che Est Europeo). Ad eccezione della Finlandia (58%), infatti, i Paesi in cui i lavoratori hanno avuto più frequentemente esperienza di tensioni dovute all’età sono la Turchia (66%), l’Ungheria (59%), la Thailandia e la Cina (entrambe 52%).

Analizzando il campione italiano e utilizzando come criterio la classe di nascita, si può constatare come i più fiduciosi rispetto all’arricchimento apportato dalla collaborazione tra colleghi di età diverse siano i lavoratori tra i 18 e i 29 (39%). Un risultato che suggerisce l’importanza del “tutoraggio” da parte dei dipendenti senior nei confronti delle nuove leve. Inoltre, contrariamente al senso comune che vorrebbe i giovani come i meno inclini alla comprensione, sono sempre gli under 30 ad essere, secondo un giudizio di autovalutazione, i lavoratori capaci di individuare meglio le differenze esistenti tra le diverse generazioni (Generazione Y: 80%; Generazione X: 69%; Baby Boomers: 75%).

Ma se “il tempo tiranno” tende a separare i lavoratori, esistono anche numerosi punti di contatto. Quando il campione viene interrogato sulla modalità di comunicazione che preferisce adottare in ufficio, per esempio, ben l’80% degli italiani non ha dubbi e indica la discussione vis à vis come il metodo più efficace mentre e-mail e telefonate raccolgono decisamente minori consensi (rispettivamente 14% e 4%). Un dato in linea con quanto emerso anche negli altri Paesi coinvolti nell’indagine, che universalmente (preferenza media del campione globale 79%) hanno eletto il face to face come il modo più efficace per interfacciarsi con i colleghi. Tornando al dato italiano, inoltre, diversamente da quanto ci si aspetterebbe, i lavoratori che hanno espresso la percentuale più alta di gradimento verso le chat non sono i giovani (2%) ma i nati negli anni tra gli anni 60 e 70, che indicano l’instant messaging come la modalità preferita per lo scambio di informazioni nel 3% delle interviste. Sempre in tema di comunicazione, secondo il KGWI, il 73% degli italiani è convinto della necessità di declinare i toni e le modalità di comunicazione in base all’età dell’interlocutore.

Affinché si crei una buona collaborazione tra i colleghi, è necessario che tutti gli individui che operano in un ufficio siano consapevoli delle differenze esistenti e che si comportino di conseguenza. – dichiara Stefano Giorgetti  In questo senso, il ruolo giocato dal management, dalla funzione HR e dai responsabili della comunicazione interna risulta cruciale. Non meno importante, inoltre, è l'ambito formativo, che può far volgere in positivo le differenze generazionali, facendone emergere il valore aggiunto piuttosto che i possibili elementi "frenanti". Prevedere percorsi formativi dedicati alla gestione e alla trasformazione dei conflitti può favorire la capacità delle organizzazioni di anticipare le potenziali aree di incomprensione, o addirittura conflitto, e contribuire a determinare con maggior efficacia il modo per risolverli. Inoltre, attraverso momenti di coaching, in particolare quando il team è numericamente non grande, è possibile intensificare e facilitare il confronto e agevolare l'avvicinamento di punti di vista e modalità di vivere l'azienda diversi, creando un amalgama dall'elevato potenziale.”

Una responsabilità che, stando ai giudizi espressi dal campione nazionale, non viene assolta in pieno: ben il 64% dei lavoratori non si sente valorizzato, anche in termini economici, dal proprio responsabile. I meno contenti sono i neo-impiegati (71%) che superano, per malcontento, anche i “colleghi veterani” (Gen Y: 68%) mentre i dipendenti di età compresa tra i 30 e i 47 anni esprimono insofferenza nel 56% delle interviste. Un dato su cui riflettere ma che, per lo meno per quanto riguarda la fascia più giovane, non deve allarmare: tra i 18 e i 29 anni, infatti, le persone fanno il proprio ingresso nel mondo del lavoro attraverso formule, come lo stage, che tenendo conto del dispendio necessario a formare il neoassunto, prevedono rimborsi spesa, più che retribuzioni vere e proprie.

Quando si parla di denaro, infine, non si può che notare una certa uniformità di vedute con il 55% del campione italiano che preferisce il compenso economico (dettaglio per età: Gen Y 56%; Gen X 54% e Baby Boomers 57%) a qualsiasi altra politica di gratificazione (dettaglio per età: Gen Y 33%; Gen X 32% e Baby Boomers 33%), anche se stupisce constatare come i più giovani e i lavoratori più anziani siano allineati sugli stessi livelli di preferenza mentre la generazione dei nati tra gli anni ‘60 e gli anni ‘70 sia quella che presenta dati, seppur di poco, più diversi.

I dati emersi dal Kelly Global Workforce Index – conclude Giorgettifotografano un mercato del lavoro dove professionalità diverse e classi d’età differenti si trovano sempre più spesso non solo a dover interagire, ma addirittura a dover sviluppare sinergie proficue per la produttività generale. Non è più possibile, dunque, fossilizzarsi sulla prospettiva tradizionale che vede il maestro insegnare all’allievo in maniera univoca. Al contrario, se, da una parte, le generazioni senior possono vantare anni di esperienza sul campo, i più giovani rappresentano uno scrigno fondamentale di freschezza e rapidità di ragionamento e un serbatoio di nuove idee e proposte, spesso più attinenti al mutamento rapido dei tempi. Lo scambio tra generazioni è, quindi, reciproco e, potenzialmente, tutti possono attingere dalle conoscenze, dal know-how e dalla professionalità dei colleghi.”

 

                                                                                                                                     Milano, Novembre 2009

KGWI 2009

La rassegna stampa di Kelly Services
Le opinioni dei lavoratori su importanti tematiche legate al mondo del lavoro